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Oggi ho lavorato, un modo anomalo per festeggiare la mia ultima domenica sulla terra.

Ma poco importa.

Mancano cinque giorni non ci sarà più lavoro non perché sarà peggiore la crisi ma più semplicemente perché non ci sarà più il mondo.

Allora mi domando che senso ha sopravvivere.

Sopravvivere a cosa? Sopravvivere a chi? Sopravvivere a che prezzo?

Abbiamo visto in questo anno diversi gadget per resistere in situazioni estreme, abbiamo conosciuto molti personaggi che si allenano a ogni possibile calamità. Abbiamo letto di gente che fa scorte di armi perché certamente avrà qualcosa da difendere.

Saranno morte tutte le persone che conosciamo, l’aria sarà irrespirabile, l’acqua inquinata, il cibo non utilizzabile. La prospettiva sarà quella di vivere di razioni alimentari conservate, dormire in un bunker, uccidere per difendersi e rubare per sostentarsi. Bella vita.

Non sarebbe molto più semplice lasciarsi andare e farla finita con questa esperienza e magari affrontarne una diversa per chi crede.

Io ho a disposizione dolci ricordi, dolori profondi, rabbia, amore, delicatezza, pensieri. Ho letto libri ammirato quadri, camminato in molti posti. Ho voluto bene e mi sono commosso, ho potuto gioire, ho pianto e riso. Sono stato accompagnato e ho potuto accompagnare. Ho visto albe e tramonti e ho fatto l’amore. Ho trascorso notti a parlare e ho potuto vedere albe e tramonti, boschi e fiumi, laghi e mari, montagne e pianure, uomini e donne, bambini, cuccioli.

E ora non mi sento proprio di difendere con un fucile una scatoletta di tonno.

Meglio morire da uomini che vivere da bestie.

Stasera pizza, almeno non mi mancherà.


Divisa

Molte volte un’immagine è meglio di molte parole.

“Divisa” è un indumento ma anche una generazione che non vede il suo futuro.

Così mentre i figli dei ricchi si apprestano a diventare sempre più ricchi i figli dei poveri non se ne accorgono, presi come sono a picchiarsi fra di loro, in piazza.

Sono i figli della stessa classe, con e senza divisa, che non comprendono che solo se fossero uniti farebbero davvero paura a chi gli sta rubando il domani.


Parlare delle tenebre mi sembra troppo impegnativo allo stesso tempo soffermarmi sulla luce mi fa temere la fine della falena. Allora parlerei, se siete tutti daccordo, della penombra, del tramonto, dell’ombra al limite se proprio fossi ispirato. Parlerei dell’assenza di luce piena che ottunde gli oggetti, mi soffermerei a disquisire di mediani, di linea di mezzo, di “nel mezzo del cammin di nostra vita” se mi salisse la vanità letteraria. Mi sentirei tranquillo a soffermarmi sul fulcro per lasciare le cose in equilibrio… d’altra parte dove sta la virtù?

Non troppo di qua né troppo di la, al centro per così dire.

La penobra appunto, né bene né male, né abisso né vetta, assenza di scelta, decolorare verso il buio ma ancora distinguibile e che il tempo faccia la sua parte…all’abisso ci si arriva di sicuro basta lasciar scorrere le lancette.

Nessuna scelta se non quella passiva di vivere in attesa di vedere cambiamenti, in attesa che altri scelgano per noi e poi lamentarsi. Assenza di luce assenza di buio. Né troppo angeli per essere artefici del nostro domani né troppo demoni per spaccare il nostro oggi, all’ombra delle scelte piuttosto che nella luce delle idee o nella tenebra della violenza.

Di questo vorrei parlare oggi, di come siamo diventati, camminiamo rasenti ai muri flagellati dalla nostra autocommiserazione e aspettiamo. Né luce né tenebre. Bye bye. Né, né.


Diaz

La Diaz e il G8 a Genova sono pagine troppo tristi per essere semplificate.

Quel giorno a Genova sono successe cose non chiare e forse figlie di disegni diversi.

Chi vive a Genova e chi c’era ha avuto una percezione chiara di azioni assolutamente folli da una parte dei manifestanti e da una parte della polizia. Non basta la morte di un ragazzo per dire che la colpa stava solo nelle divise. Non bastano le devastazioni per dire che i colpevoli erano solo i manifestanti.

Troppe realtà si sono mischiate fra di loro e hanno creato una miscela esplosiva. C’erano giovani, spaventati, impreparati, indifesi, increduli e incapaci a sostenere una simile pressione.

Tranquilli, angeli e demoni stavano da una parte e dall’altra.

La Diaz poi nasconde ancora molte altre cose. Chi prese certe decisioni? Perché intervenirono certi uomini e non altri che erano presenti prima di loro? Perché la centrale operativa della Polizia era così affollata da sembrare un locale all’happy hour? Perché gli ordini venivano dati da persone che non conoscevano l’orografia elementare della città? Chi c’era alla Diaz veramente? Perché si è blindata preventivamente la città?

Inutile cercare risposte a domande troppo semplici per ottenere risposte altrettanto semplici in una materia che non è per tutti, volutamente e necessariamente.

Certo il Governo oggi si trova nell’imbarazzo di  dichiarazioni che equivalgono a sale sulle ferite, insomma De Gennaro avrebbe potuto star zitto ma anche Agnoletto e altri ne hanno detto di cazzate, ma cosa si vuole, è questo il mondo della necessaria smentita, della dichiarazione a commento anziché di un rispettoso silenzio, almeno qualche volta.