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Paura eh?

Le code fuori dai negozi di Armi in America sono lunghissime per riuscire ad accaparrarsi un’arma di assalto prima che una nuova possibile legge le dichiari fuorilegge.

Solo l’intenzione annunciata di Obama di pensare a ridurre la liberalizzazione delle armi ha provocato il panico.

Gli americani sono terrorizzati. In quasi tutta l’America non si può fare nulla: bere, fumare, drogarsi, prostituirsi, chiedere l’elemosina, spogliarsi, imprecare, sposarsi fra gay, adottare bambini, avere pari diritti, ma ovunque si possono comprare, possedere e utilizzare armi.

Come rinunciare a una pistola fumante? Siamo nel West per la miseria.

La soluzione non è vietare le armi ma aumentare la sicurezza, paura eh?

Quindi ben vengano i giubbotti antiproiettile per i bimbi che sostituiranno i grembiuli dei più piccoli e le tute da ginnastica degli adolescenti.

I metal detector ci sono già all’ingresso delle scuole ora anche i giubbotti, poi gli elmetti e infine un paio di granate per la ricreazione.

Noi abbiamo la mafia per la quale tanto ci prendono in giro gli americani, loro hanno la NRA la potentissima lobby delle armi, poche le differenze.

Speriamo solo che i Maya abbiano ragione e finisca tutto fra due giorni perché così, a far sembrare normale ciò che è folle, non si può andare avanti.

Bum Bum, bang, bang.


Free

Un altro mito che se ne va. Avrebbero potuto aspettare il 1° gennaio dell’anno prossimo, che se i Maya avessero ragione si risparmiavano la brutta figura.

Da oggi la free way 110 nel tratto di 17 chilometri dal centro di Los Angeles a South Bay sarà a pagamento.

Sarà la prima free way americana a pagamento, sarà la prima barriera autostradale americana fra la libertà e il mercato.

Sarà l’ennesima volta che la parola “free” perde il suo significato.

Chissà cosa ne penserebbe Kerouac. Io intanto, molto più modestamente, penso che questo asfissiante bisogno di danaro inghiotte tutti i miti della nostra giovinezza, uno a uno. Non si può più suonare con la chitarra sulla spiaggia, non si può più avere l’ansia o il piacere di non telefonare quando si è in ritardo con la scusa che non si avevano i gettoni, non si può più andare in moto senza casco e sentire il vento fra i capelli e l’odore della strada, neppure possiamo più nascondere le stecche di sigarette comprate all’estero per fare i fighi e regalarle agli amici e nemmeno comprare una bottiglia di whisky al duty “free” perché appena ce la vedono la cestinano prima di salire a bordo, non si può più amoreggiare in macchina perché ci sarà certamente una telecamera anti sommossa che ti filma e qualche solerte controllore che contribuisce al materiale erotico in rete.

Ed è tutto “free” anche le gomme da masticare sono “sugar free”, le bevande sono “free caffeine”, i cibi sono “ogm free” ma noi non siamo più “free” di fare nulla. O meglio il permesso di fare alcune cose lo abbiamo, basta che sia remunerato, e non, come qualcuno potrebbe pensare, al losco esattore di turno, non al perfido aguzzino e neppure al viscido mercante ma allo Stato, al tuo governo che ti vuole così bene da proteggerti da ogni rischio salvo quelli dove intravede un utile.

A proposito, saranno “free cintura di sicurezza” gli aerei di Rayan Air, “tanto non servono…” e nessuno di quelli che dovrebbe proteggerci dice nulla prima di avere chiaro che tassa chiedere a chi la vuole lo stesso, a quel manipolo di passeggeri fissati che pensano che una cintura di sicurezza in aereo possa essere utile a non farsi del male, reazionari.


Eben Alexander

 

La notizia è che un neurochirurgo di Harvard, Eben Alexander, a seguito di un incidente finisce in coma per sette giorni, in questa settimana incontra Dio e vive un’esperienza nella dimensione parallela. Quindi la notizia c’è e ha tutte le caratteristiche per sollevare un bel polverone.

Ma l’altra notizia è che Newsweek ha dedicato al professore la copertina e un lungo articolo che troverete qui in versione integrale.

L’esperienza del neurochirurgo dividerà il pubblico più o meno qualificato di due fazioni più o meno agguerrite e qualcuno potrà anche trovare interessante approfondire per poi schierarsi.

Detto per inciso, a me non appassiona questo dibattito ho già scelto di credere nella vita a fenomeni altrimenti inspiegabili che di volta in volta hanno rafforzato la mia fede.

Di più mi appassiona il contesto in cui tale notizia esce sulla copertina di Newsweek. Scriverò perciò qui di seguito alcuni pensieri che ho avuto senza approfondimenti e commenti:

–       la stampa di tutto il mondo ci marcia (non fosse altro perché è un argomento che tira in termini di vendite) sulla prossima ipotizzata fine del mondo;

–       in USA siamo prossimi al voto fra un presidente uscente che è un cristiano praticate della Trinity United Church of Christ con un padre musulmano e uno sfidante  mormone seppur non integralista come il suo babbo;

–       La grave crisi economica che ha colpito tutto il mondo ha fatto vacillare molte delle ideologie storiche trovando diverse falle in ognuna di loro (comunismo, liberismo, capitalismo)

–       La religione o il bisogno del super naturale si è fatto sempre più breccia nei cuori della gente nonostante i pessimi esempi dei vertici cattolici della chiesa americana;

–       Il concetto della fallacità della creatura (a confronto con l’infallibilità della divinità) trova perciò sempre maggior riscontro;

–       La spersonalizzazione dei rapporti umani e il distacco sociale imposto dal mondo contemporaneo occidentale richiede di identificare nuove fonti di amore possibilmente sincero e disinteressato.

Quindi Eben Alexander può davvero aver incontrato Dio ma è anche vero che l’ha incontrato nel momento storico migliore per divulgarlo.

A proposito il libro che racconta l’intera esperienza esce negli stati Uniti il 23 ottobre, in USA si vota il 6 novembre e la fine del mondo è prevista per il 21 dicembre. C’è tempo per tutto.

 

 

 


Disgrazie

L’attaccamento alla vita di ogni essere umano è una delle cose che mi turba di più.

Se stai bene non ci pensi ma se incominci a stare male gioisci di cose sempre più piccole e collegate a disagi sempre più grandi. Stò parlando di cose serie e non di mal di denti.

C’è una trasmissione americana terribile che si chiama Extreme Makeover Home Edition che mette in onda il disagio e la gioia per il miglioramento in cui una banda di costruttori seleziona una famiglia, la manda a Eurodisney o similari, gli distrugge la casa e, in una settimana la riedifica come una vera reggia.

La ricostruzione tiene conto delle disgrazie a cui la famiglia è sottoposta. Trattandosi di televisione, nel tempo, c’è stata una escalation di sfiga. Oggi non basta più avere un membro morto in Afganistan, un non vedente, uno su una carrozzina. Servono, per gioire della nuova casa, disgrazie apocalittiche. Sfighe che al solo vederle pensi di essere fortunato perché non sono capitate alla tua famiglia.

Ed è un po’ questo lo scopo della trasmissione, farti sentire che nonostante tu stia nuotando nelle feci di dinosauro (che sono fra le più puzzolenti) sei comunque fortunato perché c’è qualcuno che sta peggio, molto peggio di quanto stia tu.

Il secondo elemento determinante per il successo della trasmissione è la speranza. La speranza che, visto che tu prima o poi ti stancherai di nuotare nella melma, ci sarà qualcuno che ti porgerà la mano.

La solidarietà fatta come vuole chi la fa è un concetto universale ma molto americano. E commuove sempre vedere omoni abituati a usare un martello pneumatico abbracciare un bimbo paraplegico.

Però fai attenzione è pur sempre televisione, ci sono le telecamere. Sembra che la trasmissione, che ha chiuso dopo molti anni di successi negli Stati Uniti, arrivi ora in Italia.

Chi ha un dramma famigliare può candidarsi, gli altri possono continuare a nuotare.


Food

Natural Geographic Channel è un canale satellitare di grande qualità. Da diverso tempo declinato in diversi canali, diciamo, più tematici, fra questi c’è Nat Geo Adventure che trasmette un programma imprescindibile. Man vs food.

Il programma è mitologico. Un italo americano sovrappeso gira per la provincia americana per assaggiare i panini e i piatti a più alto contenuto di colesterolo, poi, immancabilmente, si mette alla prova con la sfida del locale di turno. La sfida è tipicamente americana finire il mega panino o la super porzione, si guadagna la t-shirt del locale, una foto sul muro all of fame e una probabile lavanda gastrica.

La sfida di oggi (vinta) era mangiare (in un’ora) il calzone “Stromboli” di 2.3 kg. Ripieno di due tipi di salame, salciccia piccante, polpette, due tipi di formaggio, una vasca di salsa e burro all’aglio.

Il bello della trasmissione, che costerà in tutto 100 dollari a puntata, giusto per i trasferimenti, sono le persone nei locali della sperduta provincia americana, lavoratori tosti che si infiammano per la sfida. Volti e corpi che potrebbero essere i veri protagonisti di un film stelle e strisce invece delle solite fighette newyorkesi e dei sempre presenti super eroi.

Queste hanno le facce giuste di chi lavora come delle bestie e quando può si va a fare una birra, gente semplice, diretta e sostanzialmente onesta, magari omofoba, xenofoba, violenta e ignorante ma non si può avere tutto, se non in un mega panino. Buon appetito