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Splash

Ragazzi, non so cosa sia successo.

Ieri sera ho zappato su canale 5 e ho visto la parte finale della trasmissione “jump, stasera mi tuffo”. Penso e spero che l’impepata di cozze mi sia rimasta pesantuccia e io sia stato preda dei fumi del peyote gastronomico e abbia visto perciò mostri riprodotti dallo schermo sfavillante.

Un groppo alla gola mi ha attanagliato tanto da far andare la mia memoria a trasmissioni del passato quali “Furore” oppure “Macao” e mi sono immagino passeggiare in una galleria semibuia sovrastato dai busti bronzei di Boncompagni, della compagnia del Bagaglino al completo, di Ezio Greggio con Has Fidanken tutti padri fondatori del catodico elevati a Dei se paragonati a questi piccoli mortali , nel senso che inducono il telespettatore a gesti insani.

Non farò nomi per non incorrere in querele ma guardatevi qualcosina su internet. Occhi persi nel vuoto, annacquati non dal cloro della piscina, bocche aperte da eccesso di botox e tette, tante tette a chili.

Presentatore e giuria impreziosivano i loro interventi con commenti alle forme femminili che facevano ben pensare per il futuro della parità dei sessi (tutti e tre) visto anche la presenza dell’onorevole (donna, silente al cospetto degli oltraggi verbali) che ha sdoganato la coppia lesbo. Tutto very politically correct. Vi invito al proposito a sentire qualche commento del presidente della giuria che tanto mi ha fatto rimpiangere le riprese da sotto gonna delle ballerine sui tavoli di “Furore”.

Ma tanto il mio è solo un incubo infatti quando mi sveglio ritrovo la Melandri che festeggia con Marino la sua nomina a sindaco e mi tranquillizzo, il mondo reale esiste e non può essere che la settimana prossima questo fritto misto di ingialliti personaggi televisivi si ripresenti sul trampolino di questa Roma che non so cos’altro dovrà sopportare, click.


Outing (2)

Faccio di nuovo outing. Potrei non farlo, ma non resisto. È come se la musica salisse in memi facesse cascare nel famoso tranello delle “deliziose tendine”. Per chi non lo sapesse (ma non credo ne esistano) si rimanda a “In e Out” (vedi il video)

Ebbene io sono pazzo della de Filippi. Mi piace come professionista, mi piace proprio, ecco l’ho detto.

Ho cercato a lungo di capire se fosse sincera, ora ho smesso. Una donna intelligente che fa “Uomini e Donne” lascia perplessi. Una donna furba potrebbe farlo ma non avrebbe lo stesso significato, sarebbe un’altra cosa. Intendiamoci “Uomini e Donne” è orribile al limite della perversione voyeuristica ma la dinamica è perfetta. La tragedia ha le sue regole. Protagonista, antagonista (i), coro, intrighi, storia d’amore e incoronazione dell’eroe. Se poi gli eroi sono i protagonisti della peggior espressione dell’incapacità è relativamente importante, il ruolo della presentatrice è quello di raccontare e di dare spazio al materiale umano contemporaneo, poco importa se questi arrivino da qualche letto o siano affamati “di successo” coatti di periferia, non molto distanti dai protagonisti di Pasolini. Forse erano diversi i bisogni e le esigenze, forse erano diverse le prospettive, forse erano diversi gli intenti, forse. Però riconosco alla de Filippi l’umanità nostrana del narratore che vuole dare al suo personaggio il maggior risalto possibile, accompagnarlo verso la ribalta e il trionfo. Dipende comunque dal protagonista farsi strada e riconoscere a lei il potere di avergliela fatta fare.

Una donna potente e forte che basa la sua forza sulle debolezze degli altri ma non per succhiare come uno zombi dalle capacità altrui ma per farle scoprire a noi e ai protagonisti stessi. Quindi molto più di una presentatrice quasi una mamma. Trovo che abbia fatto dei tempi televisivi errati, della incapacità ad essere testimonial, della passeggiata in studio con la cartellina munita di caramelle da fumatrice e del mostrare sempre un pezzetto in più del baraccone nel quale lavora (enfatizzando gli errori suoi e di regia) la sua iconica capacità. È bravissima perché sembra sempre naturale, perfetta quando fa i racconti delle storie, misurata nei suggerimenti, mai invasiva, assolutamente mai moralista, le sue più che trasmissioni sono sedute terapeutiche in cui i diretti interessati e noi da casa scopriamo materiale umano che spesso ci riguarda direttamente e ci fa riflettere, commuovere, sorridere.

Io sono totalmente rapito da lei. Ci sarebbe ancora molto da dire ma ora devo andare, inizia “C’è posta per te”.


Isola

Ieri sera mi sono inflitto una punizione. Non avevo fatto niente di male ma ogni tanto un bel calcio nelle palle ti rimette a contatto con la realtà.

Un’ora e trenta di isola poi a nanna e incubi tutta la notte.

Isola del botulino, vetrina del campionario del chirurgo plastico. Triste spettacolo di tristi vedette e irranciditi personaggi dagli zigomi gonfi come gatti sotto cortisone.

Nell’ordine la rappresentanza annoverava fra le sue fila: mago in mutande (mi sto toccando anche se non ne scrivo il nome), coreografo emorroidale, ballerina agè, ex cantante tatuato, ex divulgatore scientifico, ex calendario e neo mamma, ex cantante di primo ministro, ex di una ex, excetera excetera. La conduzione dal tropico affidata ad una ex uomo ed ex deputato.

La televisione ha inventato la macchina del tempo.

Fa rivivere le sensazioni del successo legate alla passata vita professionale a persone del presente che per l’occasione si truccano e si operano per sembrare ancora giovani.

A questo punto non si comprende perché si debba pagare il canone RAI 112,00 euro quando si dovrebbe pagarlo 98 mila lire (euro 43,90) come nel 1985.


Hummer

Dovrei parlare di una bella cena, ma stamattina portando fuori Lothar mi sono imbattuto in un Hammer parcheggiato nel vialetto e mi sono distratto.

Chi abita a Genova sa che avere un Hummer preclude l’accesso e il transito in molte vie del centro anche se guidi con Holer Togni. L’auto non è targata Nevada e quindi esclude l’incauto trasporto al di qua dell’Oceano di un ranger sprovveduto, non mi sembra che nessuna delle giovani vicine di case si sia fidanzata con un rapper di colore e nemmeno che l’A-team abbia un caso da risolvere al Righi.

Poi ho guardato dentro e ho immediatamente capito, dallo specchietto retrovisore pende, con la confezione leggermente aperta, un arbre magique al mango. Mettere un arbre magique sull’Hummer equivale a far griffare da D&G il mitra di Rambo, a mettere le mutandine a Paris Hilton o a far fare il ballerino a Bobo Vieri. Non c’è altro da dire se non la conferma dei danni che fa un certo tipo di televisione sugli spiriti più deboli.

Il cane stesso, altrimenti educatissimo, mi ha chiesto se poteva orinare sulle cromature, ho dovuto concederglielo.


Televisione

Già da un po’ di tempo provo imbarazzo a guardare la televisione. Ogni trasmissione, in particolare i format Endemol, sono espressione della peggiore e semplificata visione di una vita fatta di stereotipi. Che siano poveracci rinchiusi sempre da più mesi in una casa, che si tratti di altri che vengono intervistati, che siano talent o reality non mantengono mai quello che dicono. Non si trova talento, realtà o similitudine con l’esistenza reale.

C’è solo mercato, soldi, interessi. Il che non mi scandalizza ma mi infastidisce. Tutti che parlano, che litigano, che commentano, che dicono e ogni parola, anche le rare cose intelligenti, diventano inutili, annacquate e rese vane dal contesto nel quale vengono pronunciate.

È un’esibizione oscena di assenza di intelligenza alla quale ci siamo abituati e come oche con i piedi inchiodati alla tavola siamo nutriti con l’imbuto  da ciò che serve a farci consumare e a non farci pensare.

Ora, le nuove televisioni si possono collegare a internet e i palinsesti possiamo farceli noi oppure si può collegare l’hard disk e far scorrere tutte le nostre foto e parlarne insieme, possiamo vedere il filmato del nostro matrimonio e ridere di come erano vestiti gli invitati, possiamo usare lo schermo anziché esserne usati. E questa è un’altra di quelle cose che può valere la pena fare salvo non si preferisca vedere come balla il commercialista, cosa pensa il tronista, come bacia l’ambientalista.