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Amo’

Ci sono persone che non mi capita di frequentare ma che esercitano su di me una fascinazione antica perché legata ad alcuni giri frequentati quando ero adolescente.

Una sorta di genere umano sul filo d’equilibrio fra la piccola criminalità e la grottesca tracotanza. Uomini super palestrati, super abbronzati e super tatuati che quando parlano hanno sempre il labbro inferiore leggermente aperto e proteso in avanti come a contenere qualche goccia di saliva di troppo, hanno occhi rotondi a palla e mani grandi da lavori di fatica o da manubri di palestra. Sono tutti tifosi e schierati, hanno tatuati sulla pelle concetti vaghi di onore e rispetto di appartenenza e fratellanza in lingue e caratteri lontani dalle loro elementari conoscenze. Questi uomini si fanno accompagnare da donne di solito minute, con poco seno, con glutei sodi, costumini minuscoli, abbronzatura mogano scuro, loro bevono continuamente da bottiglie da mezzo litro, fumano tantissimo, sono tatuate come maori spesso con frasi di canzoni da filosofi parolieri. Si muovono con una certa volgarità e parlano con voce roca ma sensuale. Mi piacciono sia questi uomini che queste donne per un connotato fisiognomico che conservano, gli occhi buoni. Di questi tempi trovare occhi da vitello nel genere umano è davvero raro.

Fra loro si chiamano indistintamente amo’ sottolineando un imborghesimento e un bisogno di “normalità” che stride con il testosterone e l’inchiostro esposto. Oltretutto se ad amo’ togli l’apostrofo ti resta l’amo con il quale sono stati pescati verso una famiglia che li troverà inflaccidire come i poveri mortali e vedrà  i concetti delle frasi tatuate meno distinguibili sia come significato che come lettura, è così che va la vita almeno che dicembre non ci riservi delle sorprese. Respect.