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Oggi ho lavorato, un modo anomalo per festeggiare la mia ultima domenica sulla terra.

Ma poco importa.

Mancano cinque giorni non ci sarà più lavoro non perché sarà peggiore la crisi ma più semplicemente perché non ci sarà più il mondo.

Allora mi domando che senso ha sopravvivere.

Sopravvivere a cosa? Sopravvivere a chi? Sopravvivere a che prezzo?

Abbiamo visto in questo anno diversi gadget per resistere in situazioni estreme, abbiamo conosciuto molti personaggi che si allenano a ogni possibile calamità. Abbiamo letto di gente che fa scorte di armi perché certamente avrà qualcosa da difendere.

Saranno morte tutte le persone che conosciamo, l’aria sarà irrespirabile, l’acqua inquinata, il cibo non utilizzabile. La prospettiva sarà quella di vivere di razioni alimentari conservate, dormire in un bunker, uccidere per difendersi e rubare per sostentarsi. Bella vita.

Non sarebbe molto più semplice lasciarsi andare e farla finita con questa esperienza e magari affrontarne una diversa per chi crede.

Io ho a disposizione dolci ricordi, dolori profondi, rabbia, amore, delicatezza, pensieri. Ho letto libri ammirato quadri, camminato in molti posti. Ho voluto bene e mi sono commosso, ho potuto gioire, ho pianto e riso. Sono stato accompagnato e ho potuto accompagnare. Ho visto albe e tramonti e ho fatto l’amore. Ho trascorso notti a parlare e ho potuto vedere albe e tramonti, boschi e fiumi, laghi e mari, montagne e pianure, uomini e donne, bambini, cuccioli.

E ora non mi sento proprio di difendere con un fucile una scatoletta di tonno.

Meglio morire da uomini che vivere da bestie.

Stasera pizza, almeno non mi mancherà.


Libri

Ci sono libri che non possono mancare nella libreria di ogni intellettuale che si rispetti. Ci sono volumi che hanno richiesto per essere stampati il contributo di sacrificio di nobili piante alle quali non verrà mai restituita la dignità di essere finite nella carta stampata di certi tomi.

Ma non voglio parlare di letteratura e editoria italiana per la quale auspico sempre più supporti elettronici e sempre meno abbattimento di piante, ma il mio sguardo va all’estero per tre suggerimenti già buoni per i regali di Natale che suggerisco di consegnare massimo il 20 di dicembre affinché le proprie spese non vadano bruciate nel rogo dell’Apocalisse.

I libri sono l’enciclopedia in tre volumi dei tatuaggi criminali russi,

il manuale di sopravvivenza della U.S. Navy

e l’imperdibile libro di ricette di Hemingway.

I tre volumi sono disponibili su Amazon.com a prezzi di vero realizzo e non credo che meritino ulteriori commenti se non un immediato acquisto d’impulso.

 


Apocalittici

La fantasia quasi mai supera la complessità della realtà deforme dei tempi nostri.

Ieri sera ho visto su National Geographic gli Apocalittici. Era quasi un obbligo.

Mi sono subito reso conto di essere in ritardo. Non ho scorte d’acqua e di viveri in una dispensa bunker, non ho preparato vie di fuga ne ho comperato razioni alimentari liofilizzate. Non ho un orto che produce così tanto da conservare intere derrate, non ho comprato filtri per respirare e muovermi nell’oscurità delle ceneri, non faccio fare ai miei familiari le esercitazioni per migliorare i tempi di risposta a ogni tipo di apocalisse ci manderà il cielo, insomma mi sento come la cicala della favola, non ho fatto un cazzo. Ho perso il mio tempo a scrivere questo inutile blog quando invece potevo preparare e pianificare la mia sopravvivenza.

Mentre sto pensando a questo e il senso di frustrazione mi assale guardo l’ultima delle tre famiglie dell’episodio che accumula ogni cosa ma soprattutto armi di ogni tipo. Sono dei ferventi e intransigenti cristiani di una delle mille chiese americane che basano la loro vita sulla Bibbia. Sulla Bibbia? E sì. Addirittura il loro prete a un certo punto benedice le loro armi perché serviranno nei momenti più bui.

Lì ho capito che non sono una cicala ma un essere umano che non ha nessuna intenzione di sprecare la vita a prepararsi per salvarmi in una vita futura che certamente non mi piacerebbe.

Mi basta quello che ho fatto e se fosse vero che il mondo dovesse subire un’apocalittica distruzione non mi frega niente di dover lottare e uccidere per salvare il mio. Se dovesse arrivare l’Apocalisse e noi continuassimo a comportarci così pensando a noi stessi prima che a una collettività vorrà dire che per l’ennesima volta avremo perso di vista l’obiettivo e allora nulla veramente potrà salvarci con buona pace di quel simpatico prete benedicente, che si sparasse in bocca prima di soccombere di fronte a orde di suoi “fratelli” armati fino ai denti per cercare di rubargli le ostie.