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La domenica mattina quando tutta la casa dorme tu hai quella mezzora per leggere i giornali in rete e fare anche un paio di riflessioni , non altissime, da domenica mattina appunto.

Pensavo a Pertini, citato anche in una simpatica canzone di Sanremo (lui però giocava a scopone) e pensavo a Napolitano, citato da tutto il PDL associato a parole di non nobile provenienza. Pensavo poi al senso dello Stato e al peso dell’incarico, pensavo al Papa, pensavo a chi è al vertice ma non può più esprimere la sua visione perché oggi è legittimo criticare tutto e tutti possono dare la propria visione del mondo come fosse l’unica possibile.

Ho visto ieri sera un Bisio eccellente perché ha detto l’unica cosa vera riguardo ai nostri politici, sono solo maschere esagerate dell’opera della vita, espressione dei nostri difetti di cittadini.

Non ci sarebbero ladri e furbetti al Governo se noi non lo fossimo noi tutti ogni giorno, non ci sarebbero, puttane e papponi se noi, che li votiamo, non amassimo farci fottere e fottere a nostra volta, non ci sarebbero incompetenti e impreparati se noi per primi prendessimo con impegno e serietà la nostra vita a partire dall’espressione dei nostri diritti.

Pare fin troppo evidente che alcune migliaia di cittadini eletti non possono competere con milioni di elettori. Il popolo può sovvertire ogni regime anche il più sanguinoso, pensate se non può mandare a casa quattro Pulcinella, due Baldanzone e alcuni Arlecchino. Ma non succedere perché noi siamo italiani e abbiamo la nostra italietta da difendere, Volemose bene.

Basterebbe negare la platea a questi buffoni di professione, basterebbe che la televisione negasse spazio a dibattiti e confronti, spegnesse la luce nei talk show politici, facesse tornare a casa quei conduttori drag queen della menzogna che nulla fanno se non alimentare l’ingiustificato interesse.

Sogno un’Italia in cui Gad Lerner si occupi di abiti da sposa insieme a Iccio, dove Mentana diventa il protagonista di Glee, dove Santoro fa il commentatore di catch e, ancora, dove la Annunziata si occupa di Cucina Mediterranea con la Gruber (la mia preferita) che tiene una rubrica sulle usanze alimentari dei popoli del Nord. Un’Italia dove nessun politico può andare in televisione ma al massimo può parlare delle sue idee al bar o in piazza, pronto a raccogliere applausi o pomodori da tutti i presenti.

Ricordiamocelo siamo noi che possiamo scegliere fra Gesù o Barabba, non mi sento tranquillo ma è così, basta che poi non ci lamentiamo se il nostro Gesù viene crocifisso e un Barabba qualunque, per festeggiare, da una cena elegante.


Briatore (2)

Non vorrei che diventasse un’abitudine ma mi trovo costretto a difendere un’altra volta Briatore.

Ieri sera preso dal più godibile X factor ero anche in trepidazione su come sarebbe stato trattato Briatore in casa Santoro, così ho fatto un po’ di zapping e ho visto tutto il siparietto della Costamagna e poi di Marco Travaglio.

Io sono venuto su con le parole di piombo di un toscano biliare come Montanelli e mi risulta che Travaglio si sia nutrito della fiducia e della stima dell’imbattibile decano, ma ieri sera che fetenzia…

La Costamagna attacca Briatore esponendo non una tesi cronologica giornalistica ma una serie di fatti faziosa e imparziale e quando Briatore ha reagito chiamandola non giornalista ma “maestrina”, dimostrando di azzeccare perfettamente il ruolo recitato dalla Costamagna, gli animi si sono riscaldati. La “maestrina” ha colorato le sue pallide gote di rosso, ha cambiato postura del corpo e le si sono ingrossate le corde del collo e lo stesso Travaglio è entrato in gamba tesa in difesa della “collega” e in attacco all’imprenditore.

È stato imbarazzante. Briatore, che non è Cicerone, è sembrato un gigante rispetto alle macchiette da operetta dei due. Perché un giornalista, se è tale, deve esporre tutti i fatti (anche quelli che non gli piacciono) altrimenti è una “maestrina”.

Bene ha fatto Santoro ha prendere le distanze dai due accapigliati, tacitandoli.

Per il resto si ha la sensazione che Travaglio ripeta sempre se stesso e quando lo guardo ne apprezzo più le doti di comico che quelle di giornalista, sorrido alle sue faziosità come rido di gusto alle faziosità di Vauro.

Concludendo la frase di Montanelli riferita a Spadolini e citata in chiusura del suo pezzo da Travaglio “…ognuno di noi si ama ma Spadolini si corrisponde” sembra chiaro che Travaglio e la Costamagna non l’abbiano capita con un danno non solo per se stessi ma anche per chi li legge o li guarda in tv.

Quanto a Briatore ha detto (alla Costamagna) “non so lei quanti posti di lavoro crea?” e ha chiuso la partita, purtroppo.

Infine e fortunatamente ho assistito a un pezzo di bravura di Ruotolo che con gli stivali vagava prima nel tramonto e poi nella notte toscana fra fango e acqua parlando con un tono pacato e con il rumore di sottofondo dell’acqua calpestata che aveva allagato strade e campagne illuminando con la luce della telecamera le rovine e restituendo un’immagine di una Italia al buio, scossa dalle esondazioni, crepuscolare e indifesa. Grazie Ruotolo avevo temuto che non esistessero più giornalisti, avevo temuto che il “corrispondersi” così tanto avesse fatto diventare tutti ciechi.