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Mha?

Ieri sera ero molto triste.

La mia tristezza risiede nel fatto che sono vecchio e mi sento ogni giorno più resistente al cambiamento.

Sono figlio della cultura politica, l’ho studiata e praticata. Ho trascorso notti e fine settimana a lavorare in un partito, quando ero giovane. Ho fatto riunioni fiume nelle quali non si concludeva nulla, ho partecipato al tesseramento e alle riunioni di circoscrizione, ho visto gente “dal basso” che sottraeva tempo alla famiglia per fare volantinaggio o si metteva a disposizione per dare una mano, io ci ho creduto ma erano gli anni ottanta, ora non ci credo più.

So esattamente cosa provano gli aderenti al movimento 5 stelle, conosco la candidite e la sensazione di poter cambiare il mondo, conosco la gioia profonda mista a stanchezza vertebrale che significa una campagna elettorale vinta.

Adesso inizia il difficile, non solo per loro ma soprattutto per noi. Non mi sento di confidare nel bene, non mi sento di pensare al peggio. sono stanco di vedere le solite scene con la corte di giornalisti che gridano all’ingovernabilità e allo stallo. I giornalisti sono molto ignoranti in dottrine politiche. Sono una massa di ignorantoni leccaculo, uno per l’altro a destra e a sinistra.

Intorno assordanti silenzi e accuse  servili si affannano mezze figure senza slancio. La politica è bellissima, è una vocazione nobile, quasi una missione fatta per uomini veri capaci di affondare le mani nel fango per tirare fuori la moneta d’oro che giace sul fondo, la politica non è un gioco e neppure un video gioco.

È per questo che sono triste e anche troppo vecchio per sopportare questo baraccone. Una risata ci seppellirà, cazzo.

 


Spogliare

Non voglio parlare di Dalema perché sarebbe come decidere di auto infliggersi del dolore fisico, sarebbe un’azione masochista e io in questo periodo non ho bisogno di altro dolore politico.

Però parto dal siparietto che si è creato fra il Renzi che nei suoi incontri utilizza  il Dalema come stereotipo e il Dalema che con il Renzi si incazza dimostrando così di essere uno stereotipo.

Tutto questo lo ha ben capito il Velardi ex spin doctor di Dalema e scaltro navigatore politico che ha rilasciato una gustosa intervista a Fabrizio d’Esposito per il “Fatto Quotidiano” che io ho letto qui.

Premesso questo e anche abbandonata subito la scelta di stare dall’una o dall’altra parte che riveste per me l’interesse macabro che potrei avere nel scegliere di mangiare dal Mac Donald o dal Pizza Hut mi concentro sul profilo delle figure, quello si che è interessante.

Chi avesse studiato un po’ di commedia greca o anche solo i classici della commedia romana troverebbe tutte le maschere del teatro tristemente rappresentate dal panorama politico attuale (il giovane, il vecchio, il lenone…).

Insomma sono le caratteristiche dell’uomo che fanno il politico e sarebbe così facile scoprire la vanità, l’irascibilità, l’astuzia, la superbia, l’arroganza, la vigliaccheria, la disonestà se li guardassimo come uomini e non come politici.

Se ognuno di noi guardasse il prossimo a prescindere da quello che fa ma per come è sarebbe facile vedere il re nudo e non avere più nessuna soggezione o interesse per la sua azione politica se proviene da una propensione umana di così poco spessore.

È per questo che l’articolo de “Il Fatto Quotidiano” è spietato, non perché un ex collaboratore distrugge il suo “amico” ma perché fornisce gli strumenti per scoprire un re senza vestiti ma anche, attraverso la stessa tecnica, tutti gli altri. Basterebbe questo e tre quarti della classe politica operante a qualsiasi livello tornerebbe a scaldare altre scrivanie e non quelle da cui partono decisioni che assumono il tragico significato di essere leggi e regole per la collettività tutta

Renzi e Bersani due vere “sagome”

(immagine originale tratta da Dagospia).


Obiettivo

Un parere obiettivo è possibile?

Un analista analizzando dei numeri forse potrebbe, ma anche in questo caso potrebbe anche dare una sua versione della realtà matematica.

Ogni nostra opinione è frutto del percorso che chi la da, ha fatto. Una opinione è parziale, parla di noi. Ma una valutazione obiettiva? Chi la può dare?

Ci sarebbero categorie professionali, il giudice per esempio. Ma non mi spingo oltre.

Mi concentro sulla sensazione che prima sembrava ci fossero maggiori certezze, oggi tutto è incerto, oltre al futuro economico, anche il fatto che non so a chi posso chiedere una analisi che non sia partigiana.

Quando si allargano i margini dell’indistinto le ombre del malaffare diventano più lunghe.

Noi ormai viviamo in un inestricabile intersezione di realtà che non dovrebbero mai incontrarsi come magistratura e politica, industria e mafia, massoneria e militari, chiesa e ricchezza. La sensazione più profonda è che non ci sia più nulla da fare, ma anche questa è un opinione e spero sia smentita, altrimenti ci sono sempre i Maya a salvarci, per sempre.


Sindaco

Oggi intervista. Ero al mercato a guardare il prezzo del pesce congelato e mi hanno intervistato per una tv locale. Mi hanno chiesto cosa ne penso del nostro sindaco. Io l’ho anche votata ma non ho potuto avere parole di simpatia per una signora boriosa e poco efficace.

Ogni discorso si azzera in politica rispetto ai risultati.

Venivo da Verona, città pulita, ordinata e molto ben tenuta, sindaco leghista. Per me fastidioso. Ma Genova è tenuta malissimo, sporca, disordinata e triste e in più chi ci amministra ostenta sempre arrogante sicurezza.

Che dire, voglio un futuro sindaco leghista? No, vorrei un candidato credibile e una figura seria. Poco importa da che partito arriverà se avrà a cuore la sua città.

Mi domando se oggi c’è ancora spazio per essere idealisti poi mi ricordo che la tv è finzione e la politica è l’arte dell’impossibile, quindi.