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Mha?

Ieri sera ero molto triste.

La mia tristezza risiede nel fatto che sono vecchio e mi sento ogni giorno più resistente al cambiamento.

Sono figlio della cultura politica, l’ho studiata e praticata. Ho trascorso notti e fine settimana a lavorare in un partito, quando ero giovane. Ho fatto riunioni fiume nelle quali non si concludeva nulla, ho partecipato al tesseramento e alle riunioni di circoscrizione, ho visto gente “dal basso” che sottraeva tempo alla famiglia per fare volantinaggio o si metteva a disposizione per dare una mano, io ci ho creduto ma erano gli anni ottanta, ora non ci credo più.

So esattamente cosa provano gli aderenti al movimento 5 stelle, conosco la candidite e la sensazione di poter cambiare il mondo, conosco la gioia profonda mista a stanchezza vertebrale che significa una campagna elettorale vinta.

Adesso inizia il difficile, non solo per loro ma soprattutto per noi. Non mi sento di confidare nel bene, non mi sento di pensare al peggio. sono stanco di vedere le solite scene con la corte di giornalisti che gridano all’ingovernabilità e allo stallo. I giornalisti sono molto ignoranti in dottrine politiche. Sono una massa di ignorantoni leccaculo, uno per l’altro a destra e a sinistra.

Intorno assordanti silenzi e accuse  servili si affannano mezze figure senza slancio. La politica è bellissima, è una vocazione nobile, quasi una missione fatta per uomini veri capaci di affondare le mani nel fango per tirare fuori la moneta d’oro che giace sul fondo, la politica non è un gioco e neppure un video gioco.

È per questo che sono triste e anche troppo vecchio per sopportare questo baraccone. Una risata ci seppellirà, cazzo.

 


Evadere

Dovrei parlare d’altro ma la nausea che mi sale nella gola me lo impedisce e allora devo trovare qualche momento di svago per distrarmi.

L’unico pensiero che ho oggi è quello di fuggire dall’Italia.

In una prigione brasiliana quattro detenuti hanno scavato con il tubo della doccia un buco nel muro per tentare l’evasione e quando il primo è riuscito a guadagnare la libertà il secondo, che ce l’aveva quasi fatta, si è buttato nel pertugio rimanendo però incastrato per metà. È rimasto così con un detenuto da un lato che lo tirava e dall’altro due che lo spingevano. È stato tutto inutile sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per liberarlo.

Allora dedico il mio pensiero di oggi a questo sfortunato brasiliano che uso come metafora di noi tutti cittadini italiani che cerchiamo di evadere da una ingiusta prigione ma facciamo una misera fine incastrati come topi nell’inutile e precaria via di fuga.

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Tunnel

Signora mia ha visto?

Eh si, lo dicevo io che c’era qualcosa sotto

Eh già ma così grossa, eddai

Non è possibile che nessuno sapesse niente

Ma no signora in Italia tutti sanno tutto è che ci vuole tempo per le indagini, per le prove, …per trovare i colpevoli

Si ma i colpevoli li hanno trovati?

Bho!

Ma ora che fanno?

E chi lo sa?

Mica possono bruciarla

Non credo

Ma no signora sarebbe una pazzia anche se a pensarci bene…male non farebbe

Ma che dice?

Allora la venderanno

Non credo che possano

Ma vedrà che una soluzione si trova

Magari può servire per uso medico

Eh si ho letto

Tanto per fare del bene a qualcuno che soffre…

Brava signò, questa si che è una bella idea

Tanto fumo e poco arrosto, come al solito

La notizia da lastampa.it del 13 agosto

“Roma. Un tunnel di oltre un chilometro diventato un laboratorio per produrre marijuana attraverso un’alchimia di tecnologia, scienza e segretezza. I grossisti della marijuana a Roma operavano come talpe sotto terra, a poca distanza dai caveau della Banca d’Italia, all’interno di uno scavo nel quartiere di Tor Pignattara ricavato negli anni ’30 per il progetto di una metropolitana in epoca fascista. (…)

All’interno c’erano cisterne d’acqua, reagenti chimici, costose lampade alogene, coltivazioni artificiali, impianti di essiccazione e trituratori: in circa 7mila metri quadrati, in cui era stata allestita la serra per la coltivazione e la lavorazione della droga, gli operai dello stupefacente lavoravano come minatori producendo quintali di marijuana,(…) Ne sono stati sequestrati sul posto 340 chili per un valore di tre milioni di euro e con droga in centinaia di dosi confezionate sottovuoto. (…)”Leggi tutto

 

 


Disgrazie

L’attaccamento alla vita di ogni essere umano è una delle cose che mi turba di più.

Se stai bene non ci pensi ma se incominci a stare male gioisci di cose sempre più piccole e collegate a disagi sempre più grandi. Stò parlando di cose serie e non di mal di denti.

C’è una trasmissione americana terribile che si chiama Extreme Makeover Home Edition che mette in onda il disagio e la gioia per il miglioramento in cui una banda di costruttori seleziona una famiglia, la manda a Eurodisney o similari, gli distrugge la casa e, in una settimana la riedifica come una vera reggia.

La ricostruzione tiene conto delle disgrazie a cui la famiglia è sottoposta. Trattandosi di televisione, nel tempo, c’è stata una escalation di sfiga. Oggi non basta più avere un membro morto in Afganistan, un non vedente, uno su una carrozzina. Servono, per gioire della nuova casa, disgrazie apocalittiche. Sfighe che al solo vederle pensi di essere fortunato perché non sono capitate alla tua famiglia.

Ed è un po’ questo lo scopo della trasmissione, farti sentire che nonostante tu stia nuotando nelle feci di dinosauro (che sono fra le più puzzolenti) sei comunque fortunato perché c’è qualcuno che sta peggio, molto peggio di quanto stia tu.

Il secondo elemento determinante per il successo della trasmissione è la speranza. La speranza che, visto che tu prima o poi ti stancherai di nuotare nella melma, ci sarà qualcuno che ti porgerà la mano.

La solidarietà fatta come vuole chi la fa è un concetto universale ma molto americano. E commuove sempre vedere omoni abituati a usare un martello pneumatico abbracciare un bimbo paraplegico.

Però fai attenzione è pur sempre televisione, ci sono le telecamere. Sembra che la trasmissione, che ha chiuso dopo molti anni di successi negli Stati Uniti, arrivi ora in Italia.

Chi ha un dramma famigliare può candidarsi, gli altri possono continuare a nuotare.