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Pioggia

La pioggia mi mette in uno stato di prostrazione e l’unico elemento naturale, nei soli mesi invernali, che mi piega alla sua volontà.

Già di mio non è che sia scoppiettante come un tricche e trac ma la pioggia spenge in me le polveri dell’artificio.

Lavoro con il computer vicino a una grande finestra e i colori assenti e impastati di tonalità di grigio degradanti del cielo che piange mi distraggono, mi rallentano e mi immalinconiscono. Quando piove mi sento più solo, e ho percezione di me solo per i dolori alla cervicale e alla colonna vertebrale.

Il cervello continua a lavorare ma ferma la sua attenzione solo su ricordi tristi, notizie lugubri, pensieri annodati.

Intendiamoci io amo l’acqua, direi che è il mio elemento preferito, ma la amo sotto di me e non sopra la mia testa che cola da una nuvola lontana.

Tollero la pioggia estiva perché la sfido nell’uscire nonostante lei precipiti, ma le fredde gocce autunnali non mi procurano nessuna piacevolezza fisica.

La pensa come me il mio cane, che però, senza associare il fenomeno climatico alla riflessione pindarica, quando piove, non si muove dalla cuccia e quando prendo il guinzaglio per farlo scendere mi guarda e scappa. Credo che Lothar sia un intellettuale essenziale assai più avanti di me nel processo di comprensione dei fenomeni e nell’elaborazione delle corrette reazioni.


mosca

La mosca non è certo uno di quegli animali che godono il mio favore incondizionato. Sempre meglio delle zanzare che avranno la loro utilità ma faccio fatica a ricordarmelo mentre mi rigiro nudo nel letto con la stanza rovente e loro che mi ronzano nelle orecchie.

Le mosche posseggono una reale utilità, a loro discapito, prima di mettere le ali, e non grazie a una bevanda energetica, sono splendidi vermi ottimi per la pesca, tolto questo, direi che nulla mi affascina di loro. Solo una volta ho visto la foto di un particolare dell’occhio della mosca ingrandito non so quante volte e devo riconoscere è stata una immagine affascinane. Ciò detto la mosca che ronza sui cadaveri apprezzando la carne in decomposizione o si raduna sugli escrementi, diciamo che non sarebbe il primo animale con cui vorrei intavolare una chiacchierata a cena. Però la mosca talvolta fa una cosa che accende la mia fantasia. Quando stai per salire in macchina e sei seduto con ancora la gamba sinistra poggiata a terra e la destra nell’abitacolo vicino all’acceleratore lei entra e si nasconde in un qualche punto ma non appena chiudi la portiera lei comincia a volare e a passarti davanti al naso. Tu puoi aprire anche tutti e quattro i finestrini ma lei non si muove dal deflettore. Tu non la vuoi uccidere ma hai già rischiato il burrone un paio di volte per accompagnarla fuori. Stupido, idiota di un insetto incapace di riguadagnare la libertà a discapito di una morte certa per spiaccicamento o inedia. Ma se invece la mosca con quei suoi occhi prismatici sapesse benissimo dove si trova e sfruttasse solo il passaggio per un suo preciso interesse? Se dovesse raggiungere qualcuno che altrimenti con le sue piccole ali le sarebbe impossibile incontrare? Se amasse l’avventura e la vita on the road, rischi compresi? Ho pensato a questa ipotesi e l’ho trovata più credibile durante un viaggio fra Genova e la provincia di Parma accompagnato da una mosca che non appena arrivati è volata fuori e si è unita in volo ad un’altra che sembrava l’aspettasse.

Secondo me le mosche ci sopravvivranno ma per loro non sarà più così facile viaggiare dopo il 21 dicembre. A ognuno il suo disagio.