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Mha?

Ieri sera ero molto triste.

La mia tristezza risiede nel fatto che sono vecchio e mi sento ogni giorno più resistente al cambiamento.

Sono figlio della cultura politica, l’ho studiata e praticata. Ho trascorso notti e fine settimana a lavorare in un partito, quando ero giovane. Ho fatto riunioni fiume nelle quali non si concludeva nulla, ho partecipato al tesseramento e alle riunioni di circoscrizione, ho visto gente “dal basso” che sottraeva tempo alla famiglia per fare volantinaggio o si metteva a disposizione per dare una mano, io ci ho creduto ma erano gli anni ottanta, ora non ci credo più.

So esattamente cosa provano gli aderenti al movimento 5 stelle, conosco la candidite e la sensazione di poter cambiare il mondo, conosco la gioia profonda mista a stanchezza vertebrale che significa una campagna elettorale vinta.

Adesso inizia il difficile, non solo per loro ma soprattutto per noi. Non mi sento di confidare nel bene, non mi sento di pensare al peggio. sono stanco di vedere le solite scene con la corte di giornalisti che gridano all’ingovernabilità e allo stallo. I giornalisti sono molto ignoranti in dottrine politiche. Sono una massa di ignorantoni leccaculo, uno per l’altro a destra e a sinistra.

Intorno assordanti silenzi e accuse  servili si affannano mezze figure senza slancio. La politica è bellissima, è una vocazione nobile, quasi una missione fatta per uomini veri capaci di affondare le mani nel fango per tirare fuori la moneta d’oro che giace sul fondo, la politica non è un gioco e neppure un video gioco.

È per questo che sono triste e anche troppo vecchio per sopportare questo baraccone. Una risata ci seppellirà, cazzo.

 


2012 DA14

A pensarci bene non saprei cosa scegliere…

Farla finita il 15 di febbraio per un asteroide (quella del titolo è la sua sigla per la NASA), aspettare fine mese per collassare difronte alle percentuali elettorali che ci restituiranno uno Stato ingovernabile grazie a vanitosi professori, a cavalieri senza cavallo, a magistrati esibizionisti, a radical chic inefficaci e a comici e ballerine oppure finirla in bellezza con il Conclave che ci sfornerà caldo di Spirito Santo il prossimo Pontefice?

In ognuno dei tre eventi si annidano teorie millenariste che sono il sale di questo blog.

L’asteroide è un segno di Dio, le elezioni, un segno degli uomini e il Papa dimissionario un segno dei tempi.

Da tutti e tre gli eventi potranno nascere cose buone o cattive per l’umanità a patto di sapere se sia meglio morire fulminati da una asteroide oppure subire Bertone sul soglio pontificio o Monti al Quirinale. Solo l’asteroide passerà a 24 mila chilometri dalla terra, gli altri, purtroppo, la abitano.


ladri e sassi

Hanno rubato le biciclette nella stessa piazza dove il protagonista di “ladri di biciclette” le aveva rubate a suo tempo, hanno rubato la vita a una ragazza che tornava a casa dopo aver incontrato il suo fidanzato, hanno rubato tutto quello che potevano dalle casse, hanno rubato quelli dovrebbero garantire i risparmi, stanno rubando spazio alla verità ogni volta che vanno in televisione promettendo che non faranno quello che hanno fatto fin quando erano eletti, mentre noi ci leggiamo e ci scriviamo stanno rubando i nostri dati e i nostri gusti per farli diventare business, rubano la nostra pietà e la nostra partecipazione, il nostro entusiasmo e la nostra comprensione, usano, sfruttano, consumano, scippano, distraggono, sottraggono, impoveriscono, inaridiscono, impolverano, sporcano, inquinano, inguattano, nascondono, insozzano, lordano, violentano, sopraffanno, schiacciano, soffocano, prevaricano, sopprimono, uccidono, questo fanno gli uomini.

Anche altro, talvolta, come sassi, consapevoli e immobili.


Eben Alexander

 

La notizia è che un neurochirurgo di Harvard, Eben Alexander, a seguito di un incidente finisce in coma per sette giorni, in questa settimana incontra Dio e vive un’esperienza nella dimensione parallela. Quindi la notizia c’è e ha tutte le caratteristiche per sollevare un bel polverone.

Ma l’altra notizia è che Newsweek ha dedicato al professore la copertina e un lungo articolo che troverete qui in versione integrale.

L’esperienza del neurochirurgo dividerà il pubblico più o meno qualificato di due fazioni più o meno agguerrite e qualcuno potrà anche trovare interessante approfondire per poi schierarsi.

Detto per inciso, a me non appassiona questo dibattito ho già scelto di credere nella vita a fenomeni altrimenti inspiegabili che di volta in volta hanno rafforzato la mia fede.

Di più mi appassiona il contesto in cui tale notizia esce sulla copertina di Newsweek. Scriverò perciò qui di seguito alcuni pensieri che ho avuto senza approfondimenti e commenti:

–       la stampa di tutto il mondo ci marcia (non fosse altro perché è un argomento che tira in termini di vendite) sulla prossima ipotizzata fine del mondo;

–       in USA siamo prossimi al voto fra un presidente uscente che è un cristiano praticate della Trinity United Church of Christ con un padre musulmano e uno sfidante  mormone seppur non integralista come il suo babbo;

–       La grave crisi economica che ha colpito tutto il mondo ha fatto vacillare molte delle ideologie storiche trovando diverse falle in ognuna di loro (comunismo, liberismo, capitalismo)

–       La religione o il bisogno del super naturale si è fatto sempre più breccia nei cuori della gente nonostante i pessimi esempi dei vertici cattolici della chiesa americana;

–       Il concetto della fallacità della creatura (a confronto con l’infallibilità della divinità) trova perciò sempre maggior riscontro;

–       La spersonalizzazione dei rapporti umani e il distacco sociale imposto dal mondo contemporaneo occidentale richiede di identificare nuove fonti di amore possibilmente sincero e disinteressato.

Quindi Eben Alexander può davvero aver incontrato Dio ma è anche vero che l’ha incontrato nel momento storico migliore per divulgarlo.

A proposito il libro che racconta l’intera esperienza esce negli stati Uniti il 23 ottobre, in USA si vota il 6 novembre e la fine del mondo è prevista per il 21 dicembre. C’è tempo per tutto.

 

 

 


Elezioni

Oggi ho esercitato, da buon cittadino, il mio diritto dovere al voto. Mi sono recato all’urna con un leggero senso di nausea ma anche con la consapevolezza dell’inutilità di questo esercizio di democrazia.

A Genova, la scheda elettorale per il Comune era così grande da non stare completamente aperta sul tavolino della cabina elettorale. Più piccola quella del Consiglio di Circoscrizione.

Mentre armeggiavo e chiedevo aiuto ad una massaia per ripiegare la scheda che era poco più piccola di un lenzuola a una piazza mi è venuto in mente che votare non è così semplice.

Non ho nessuna intenzione di dire che i candidati sindaci erano troppi, che alcuni erano improponibili, che i candidati al Consiglio Comunale erano più di 1000 per una città di meno di 600.000 abitanti, non voglio dire niente di tutto questo.

Una sola riflessione, le schede sono state consegnate aperte. Il che comporta che l’elettore (anche quello più anziano o più giovane alla prima esperienza) debba conoscere o ricordare che la scheda azzurra è per il Comune e quella rosa per la circoscrizione, altrimenti si rischia di scrivere il nome nella scheda sbagliata. Vorrei sapere quanti sono a conoscenza di come si fa il voto disgiunto (cioè voto un candidato sindaco, ma scrivo il nome di un candidato consigliere comunale di diverso orientamento partitico perché lo conosco, è il mio vicino di casa ma non posso proprio sostenere il suo partito). Il voto disgiunto è una piccola forma di esercizio di democrazia che lascia il passo all’espressione delle proprie idee, sempre che se ne abbiano.

Purtroppo però l’informazione istituzionale è assai scarsa e quella dei candidati è più confidenziale che reale, perché nessun candidato potrebbe fare dei volantini per spiegare come si fa il voto disgiunto, perché in questo modo sarebbe malvisto dal partito nel quale si presenta.

Insomma come al solito ne esce perdente la democrazia.

Non resta da dire “che vinca il migliore”, si fa per dire.


Candidati

Un politico che si presenta ad una campagna elettorale va trattato come un fustino di detersivo.

Chi fa il mio mestiere e si è documentato sa chi è Séguéla e cosa significa l’affermazione del fustino.

Oggi sono poche le agenzie che sanno come comunicare un politico. E spesso sono terribili i risultati. Tanto più a Genova.

A Genova i numerosi candidati sindaci stanno facendo del loro peggio. Per due ordini di motivi perché Genova è una città provinciale con una élite culturale cosmopolita e perché Genova è una città d’ombra dove è meglio nascondere piuttosto che far vedere.

La scelta del sotto traccia è quella del candidato sindaco della sinistra Marco Doria. Sceglie di non farsi vedere e propone il colore arancio (colore già da un decennio e più è stato scelto per la comunicazione politica) parole più che fatti, collaborazionismo allargato, scelte dal basso ma anche un atteggiamento snobistico nella scelta di evitare la comunicazione tradizionale.

Enrico Musso è un candidato indipendente di area di ex destra ed è l’esempio di come non si debba fare una campagna di comunicazione politica. Ha cambiato per tre volte immagine grafica e slogan passando da immagini di insieme a immagini di lui con un muro di sfondo a un primo piano strettissimo che cerca di fare leva sul sex appeal. Torno a dire che siamo a Genova e poco paga fare l’occhiolino.

Poi c’è un candidato che ha speso una fortuna con una campagna lunghissima e spazi ad alto costo come le facciate dei palazzi o gli spazi Cemusa. Aveva l’handicap di non essere conosciuto e quindi ha provato a colmare il gap. Creativo l’approccio con frasi ad effetto non immediatamente politiche ma di buon senso. Agghiacciante il simbolo con una toppa di serratura, però, problema, non mi ricordo il nome, sarò solo io che stò invecchiando?

Infine, chapeau, a una vecchia volpe democristiana Pieluigi Vinai che corre per il pdl con vari appoggi esterni. Lui non ha un viso solare ma ha azzeccato una foto perfetta, veste sempre in scuro ma si è fatto fotografare con camicia chiara senza cravatta. È appoggiato dal centro destra ma i colori della sua campagna sono nettamente di sinistra. Fa mettere in ogni logo di schieramento che lo sostiene il suo cognome. È l’unico che sa cosa sta facendo e lo sta facendo bene.

Chi si occupa dell’immagine dei candidati spesso pensa che sia importante fare cose mirabolanti dimenticando che sono dei detersivi da scegliere su uno scaffale, pardon in un seggio.