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Paura eh?

Le code fuori dai negozi di Armi in America sono lunghissime per riuscire ad accaparrarsi un’arma di assalto prima che una nuova possibile legge le dichiari fuorilegge.

Solo l’intenzione annunciata di Obama di pensare a ridurre la liberalizzazione delle armi ha provocato il panico.

Gli americani sono terrorizzati. In quasi tutta l’America non si può fare nulla: bere, fumare, drogarsi, prostituirsi, chiedere l’elemosina, spogliarsi, imprecare, sposarsi fra gay, adottare bambini, avere pari diritti, ma ovunque si possono comprare, possedere e utilizzare armi.

Come rinunciare a una pistola fumante? Siamo nel West per la miseria.

La soluzione non è vietare le armi ma aumentare la sicurezza, paura eh?

Quindi ben vengano i giubbotti antiproiettile per i bimbi che sostituiranno i grembiuli dei più piccoli e le tute da ginnastica degli adolescenti.

I metal detector ci sono già all’ingresso delle scuole ora anche i giubbotti, poi gli elmetti e infine un paio di granate per la ricreazione.

Noi abbiamo la mafia per la quale tanto ci prendono in giro gli americani, loro hanno la NRA la potentissima lobby delle armi, poche le differenze.

Speriamo solo che i Maya abbiano ragione e finisca tutto fra due giorni perché così, a far sembrare normale ciò che è folle, non si può andare avanti.

Bum Bum, bang, bang.


Apocalittici

La fantasia quasi mai supera la complessità della realtà deforme dei tempi nostri.

Ieri sera ho visto su National Geographic gli Apocalittici. Era quasi un obbligo.

Mi sono subito reso conto di essere in ritardo. Non ho scorte d’acqua e di viveri in una dispensa bunker, non ho preparato vie di fuga ne ho comperato razioni alimentari liofilizzate. Non ho un orto che produce così tanto da conservare intere derrate, non ho comprato filtri per respirare e muovermi nell’oscurità delle ceneri, non faccio fare ai miei familiari le esercitazioni per migliorare i tempi di risposta a ogni tipo di apocalisse ci manderà il cielo, insomma mi sento come la cicala della favola, non ho fatto un cazzo. Ho perso il mio tempo a scrivere questo inutile blog quando invece potevo preparare e pianificare la mia sopravvivenza.

Mentre sto pensando a questo e il senso di frustrazione mi assale guardo l’ultima delle tre famiglie dell’episodio che accumula ogni cosa ma soprattutto armi di ogni tipo. Sono dei ferventi e intransigenti cristiani di una delle mille chiese americane che basano la loro vita sulla Bibbia. Sulla Bibbia? E sì. Addirittura il loro prete a un certo punto benedice le loro armi perché serviranno nei momenti più bui.

Lì ho capito che non sono una cicala ma un essere umano che non ha nessuna intenzione di sprecare la vita a prepararsi per salvarmi in una vita futura che certamente non mi piacerebbe.

Mi basta quello che ho fatto e se fosse vero che il mondo dovesse subire un’apocalittica distruzione non mi frega niente di dover lottare e uccidere per salvare il mio. Se dovesse arrivare l’Apocalisse e noi continuassimo a comportarci così pensando a noi stessi prima che a una collettività vorrà dire che per l’ennesima volta avremo perso di vista l’obiettivo e allora nulla veramente potrà salvarci con buona pace di quel simpatico prete benedicente, che si sparasse in bocca prima di soccombere di fronte a orde di suoi “fratelli” armati fino ai denti per cercare di rubargli le ostie.


Medaglie

Trovare le vecchie medaglie di guerra in una scatola da sapone da barba degli anni quaranta, quelle marmorizzate a vite, mi ha fatto pensare alla tristezza della guerra oltre alla sua totale inutilità.

C’era la campagna di Libia, la croce al merito e molte altre. Ho pensato ai miei avi che stavano qui a Genova e conoscevano a mala pena le vicinanze e improvvisamente venivano catapultati in Africa a combattere una guerra in un paese completamente diverso, dove la gente era diversa, il panorama era diverso, il caldo era diverso, il colore della pelle era diverso, diverse erano le armi e diversa la lingua. Penso a tanti italiani per bene mandati sulla luna a combattere alieni che non capivano. Penso a quegli alieni invasi da gente diversa da loro ma con la stessa paura negli occhi.

Ho immaginato quelle croci al merito quanto dolore e quanto sangue hanno visto e provocato.

Poi ho pensato che se anche non oggi non c’è una guerra i soldati italiani e di altre parti del mondo sono impegnati in “missioni di pace” in varie parti del mondo. Missioni di pace dove muoiono, e combattono.

Ho pensato a come l’uomo possa chiamare il dolore e la violenza in modi diversi che siano di volta accettabili per l’opinione pubblica: patriottismo, prevenzione, pace, aiuto, guerra intelligente,…

Ho pensato, che noi esseri umani siamo così vigliacchi che basta una parola a tranquillizzare le nostre coscienze, basta una parola e qualche medaglia.