Archivi del mese: agosto 2012

Guacamole

In questo blog citiamo sempre i Maya per la loro presunta predizione della fine del mondo, oggi invece parlerò di loro per la ricetta del vero guacamole. Dalla brace alla padella.

Come ogni ricetta antica con il passare degli anni ha subito moltissime varianti e tantissime sono oggi le sue versioni.

I messicani sono creativi e la cucina americana tende a produrre in serie idee semplici tipo hamburger, pizza e taco favorendo l’ingresso della chimica nel piatto a discapito delle tradizioni.

Quanto a cultura culinaria gli americani sono vicini allo zero. Ci sono ottimi chef e persone che dedicano la loro vita al cibo ma si tratta di una cerchia elitaria e il mercato è quello dei ricchi che non sempre sono in grado di apprezzare la qualità e la ricerca.

La guacamole (AhuacamOlli) è una salsa che deve il suo nome dall’unione di avocado (Ahuacatl) e salsa (molli) e praticamente gli ingredienti aztechi sono quelli con l’aggiunta di lime e sale.

Le cose da sapere sono due: l’avocado deve essere essere maturo al punto giusto (direi per capirci fra noi quando toccandolo ha la consistenza di una pesca matura) e il contenitore dove operare alla realizzazione della salsa, vanno aboliti i frullatori, le bastarde di metallo, le forchette, i mini pimer, serve solo un mortaio e un pestello in pietra.

La preparazione è semplicissima si taglia l’avocado, si riduce in poltiglia la polpa si aggiunge sale e lime (io, anche una grattatina della buccia) ed è pronto da servire.

Chi aggiunge maionese o panna, olio, pepe o peperoncino, curcuma o sesamo otterrà certamente degli risultati gradevoli al proprio palato ma non farà il vero guacamole azteco. Buon appetito.

 

Infine tre “segreti”:

  • Se l’avocado necessita di una maturazione rapida può essere messo in un cesto insieme a delle mele
  • Il lime viene usato, oltre che per il gusto acido a contrasto, per mantenere il colore verde brillante dell’avocado
  • Usare elementi di metallo nella preparazione ossida il frutto e può rendere la salsa opaca

FIAT

Oggi ho letto un forum di commento su una nuova auto.

L’auto è la 500L di FIAT.

Porto questo esempio perché contiene una serie di elementi che sono il sale (sulle ferite) della nostra vita e danno un senso alla profezia dei Maya, un mondo così ha da finire presto.

Innanzitutto se si affronta un forum per parlare di una nuova auto (ma anche di un nuovo frullatore, di un politico, di un corso di formazione…) sono graditi commenti tecnici e stilistici, i commenti su Marchionne su FIAT e sul mercato del lavoro italiano sono semplicemente fuori tema e quindi inutili.

Dire che uno non si compra un’auto italiana perché fanno schifo e sono tutte costruite all’estero denota grossolana superficialità e arroganza e non produce nulla di utile al forum.

Nei tempi di maggior circolazione delle notizie i lettori e, più, i consumatori sono sempre meno informati. Informarsi richiede fatica, bisogna studiare, comparare, non fidarsi nemmeno dei forum, leggere. Gli italiani questo non lo fanno perché non ne hanno voglia ma allo stesso tempo non ci risparmiano il loro parere, talvolta espresso con violenza.

Le aziende, sempre in Italia, si permettono di pagare finti blogger e copy per pubblicizzare il prodotto e sostenere l’azienda nei social e nei forum, viviamo così in una sorta di mellassa di informazione in cui le fonti non esistono più e ogni informazione è lecita poco importa se sia diffamatoria o prezzolata.

Questo si riflette in ogni campo della nostra vita sociale. In politica, in magistratura, in polizia, nella Chiesa le notizie contribuiscono a creare confusione per ottenere i propri risultati. Come il pescatore di frodo che lancia la bomba nel mare e poi passa con il salaio a prendere i pesci morti dall’onda d’urto.

Il punto è sempre uno che noi non facciamo più nulla per gli altri senza un tornaconto personale. Il punto è l’egoismo.

Chi compra è immotivatamente violento su basi illogiche, chi vende è disonesto e violento su basi che non riguardano (anche) il bene collettivo (inteso in primis in questo caso come la propria forza lavoro) ma solo l’utile d’impresa.

Su questi presupposti, lo capirebbe anche un bambino, non si venderanno più auto perché nessuno le comprerà più , non ci saranno più democrazie, la magistratura vorrà sostituirsi ad altri poteri, la Chiesa perderà il suo fascino e la polizia difenderà il miglior cliente.

I pescatori di frodo si moltiplicheranno e il mare non avrà più pesci…

Si può sapere se quest’auto è buona, concorrenziale, ben fatta, oppure devo leggere un blog tedesco?

 

 

 


Modamare

Ogni estate c’è una moda che impazza da qualche parte e diventa subito un fenomeno.

Il tanga, le infradito le espadrillas, i braccialetti di perline, quelli di stoffa colorata, quelli con le madonne, quelli all’uncinetto, i ciucciotti di plastica,…le palline spacca polsi, il boing, il calippo, … solo per citarne alcuni pezzi più e meno recenti che mi vengono immediatamente in mente.

L’oggetto dell’estate per essere di culto planetario deve avere alcune caratteristiche essenziali: costare poco, essere colorato, essere facilmente riproducibile, non servire a un cazzo.

Quest’estate l’oggetto di culto ha tardato ma ormai è di dominio pubblico e questa volta la sua origine è in Cina.

Vedrai che gli stilisti furbetti lo proporranno velocemente. Lo potremo acquistare in ogni spiaggia, originale o taroccato, coloratissimo e in diverse misure per meglio adattarsi.

Il face-kini come qualche vecchio giornalista in odor di barbera lo ha già nominato non è altro che un orrendo passamontagna che lascia solo due buchi per gli occhi e uno per la bocca che serve per non abbronzarsi in faccia.

Ora si sa che in Cina il mare è infestato di meduse assai pericolose e non è strano vedere i bagnanti in muta e da adesso anche a volto coperto.

L’hanno prossimo a Fregene sarà di grande successo potremo fare il bagno (di sudore) e uscire dall’acqua, attraversare la strada e rapinare il giornalaio, si sa, noi italiani dobbiamo sempre migliorare le invenzioni e renderle più adatte al nostro stile di vita. Fermi tutti è ferragosto!

 


Tunnel

Signora mia ha visto?

Eh si, lo dicevo io che c’era qualcosa sotto

Eh già ma così grossa, eddai

Non è possibile che nessuno sapesse niente

Ma no signora in Italia tutti sanno tutto è che ci vuole tempo per le indagini, per le prove, …per trovare i colpevoli

Si ma i colpevoli li hanno trovati?

Bho!

Ma ora che fanno?

E chi lo sa?

Mica possono bruciarla

Non credo

Ma no signora sarebbe una pazzia anche se a pensarci bene…male non farebbe

Ma che dice?

Allora la venderanno

Non credo che possano

Ma vedrà che una soluzione si trova

Magari può servire per uso medico

Eh si ho letto

Tanto per fare del bene a qualcuno che soffre…

Brava signò, questa si che è una bella idea

Tanto fumo e poco arrosto, come al solito

La notizia da lastampa.it del 13 agosto

“Roma. Un tunnel di oltre un chilometro diventato un laboratorio per produrre marijuana attraverso un’alchimia di tecnologia, scienza e segretezza. I grossisti della marijuana a Roma operavano come talpe sotto terra, a poca distanza dai caveau della Banca d’Italia, all’interno di uno scavo nel quartiere di Tor Pignattara ricavato negli anni ’30 per il progetto di una metropolitana in epoca fascista. (…)

All’interno c’erano cisterne d’acqua, reagenti chimici, costose lampade alogene, coltivazioni artificiali, impianti di essiccazione e trituratori: in circa 7mila metri quadrati, in cui era stata allestita la serra per la coltivazione e la lavorazione della droga, gli operai dello stupefacente lavoravano come minatori producendo quintali di marijuana,(…) Ne sono stati sequestrati sul posto 340 chili per un valore di tre milioni di euro e con droga in centinaia di dosi confezionate sottovuoto. (…)”Leggi tutto

 

 


Piano

A che piano vai?

Potrebbe non essere il solito banale interrogativo da cabina di ascensore ma una domanda con accezioni diverse.

Se si intavola una discussione teologica, filosofica o di dottrina in generale sarebbe meglio definire prima il piano del confronto.

Non è che uno passi le vacanze di ferragosto a disquisire dell’etica nicomachea o di dottrina zen, di cristianesimo e taoismo, di ebraismo e mondo arabo, ma dovesse succedere potrebbe semplificare di molto che con il vicino di ombrellone si dichiarasse prima il piano dal quale si parte o quello a cui si vuole arrivare.

Ciò ridurrebbe la conversazione a campi più limitati senza divagare e senza neppure creare spiacevoli incomprensioni se non addirittura conflitti.

Io mi fermo al piano dell’io, umano, della materia, del corpo, dell’esperienze sensoriali, dei cinque sensi …

Io scendo al piano della mente, della memoria della riflessione, della meditazione, della ragione dell’astrale, del riconducibile, delle energie, delle canalizzazioni, dei metodi per raggiungere…

ma sai che ti dico io vorrei salire al piano del parlare di metafisica, di Dio (o chi per lui), mi interessa il sentimento, il cuore, lo spirito, l’assenza di regole e maestri, l’esempio…

Capite bene che fra un bagno e un castello di sabbia sapendo a che piano si è uno si regola.

Per fare un esempio se io e il mio interlocutore stiamo facendo un castello di sabbia mentre parliamo del confronto fra dottrina della chiesa e insegnamenti tantrici e io sono al piano materiale mentre lui ha schiacciato il bottone dello spirito il fatto che lui mi sia passato sul torrione nord sgretolando i muri portanti mi conduce ad uno stato di ira profonda mentre lui sarà nella beatitudine dell’ineluttabile disegno trascendente, ma questo nulla ha a che vedere con il cattolicesimo o con le meditazioni tantriche, riguarda i diversi piani dai quali stiamo conversando.

Io smetterò di parlare e mi getterò su di lui con l’impeto del guerriero a cui è appena stato messo a ferro e fuoco il proprio feudo e lui mi sorriderà ebete decuplicando la mia fame di vendetta.

Anche per evitare disgrazie in questo caldo ferragosto è meglio dichiarare a che piano siamo e ogni discussione sarà accademia e non campo di battaglia.

 


Nerd

Faccia di nerd. Lo trovo un insulto bellissimo e anche una bella invenzione letteraria. Quindi, quando Laura mi ha appellato così, non ho trovato nulla da dire se non complimentarmi.

Molti sono i neologismi o le parole inventate che appartengono al nostro vivere comune tanto che talvolta non riusciamo più a chiamare le cose, i luoghi e le persone con il loro corretto nome.

Di per se sarebbe perfino preoccupante perché prodromico ad una vecchiaia da arteriosclerotici ma almeno finché noi due ci capiamo non corriamo grossi rischi anzi grandi sono i divertimenti.

Per gli anni a venire sto già preparando dei cartoncini bianchi 10×16 con scritte nere del tipo “1/2 chilo di pane”, “due fettine”,“1 chilo di pesche”, divise per stagione e negozio verduraio, macellaio, panettiere, …

Ai supermercati, ammesso che riusciremo a deambulare, sarà più facile perché se anche noi lo chiamiamo “albero rosa” prenderemo dagli scaffali una busta di cotto.

Tutto infine sottintende che noi saremo comunque in grado di comprendere la lingua aliena, quella ufficiale del mondo esterno.

Intanto il nostro cane Lothar, visto che è dolcissimo, lo chiamiamo “canestrello” e lui si volta il che è una bella conferma sul fatto che le parole servano solo come convenzione e che gli animali comprendano “il significante” più dei bipedi dal pollice opponibile.

Se poi tutto dovesse non andar oltre il 21 dicembre, bene lo stesso tanto chi doveva intendere ha inteso e ha riso.


Ferragosto

Buon ferragosto. In casa mia quando ero ragazzo il ferragosto si festeggiava e ci facevamo gli auguri. In realtà quando ero bambino ogni momento era da festeggiare. Oltre agli intoccabili Natale (vigilia, venticinque e ventisei), Capodanno, Pasqua, compleanni, ferragosto, c’erano gli onomastici e una lunghissima serie di feste religiose e pagane per le quali valeva la pena rispettare le tradizioni. Mi ricordo, frittelle di mele, collane di castagne bollite, rose benedette, abluzioni al rintocco delle campane, mangiare di magro, mangiare di grasso, cenere in testa …

Soprattutto mi ricordo mamma e nonna sempre in grembiule che impastavano e tiravano la sfoglia mentre il sugo sobbolliva.

Tovaglie candide e stoviglie della festa.

Erano altri tempi di un’Italia che lavorava e poi si godeva il meritato riposo in famiglia, semplicemente, magari con qualcosa di diverso in tavola ma anche sapendosi accontentare con un corretto senso del limite.

Poi ci hanno voluto far credere che limiti non ne avevamo più, che eravamo tutti super eroi e lì sono cominciati i guai perché in un mondo in cui tutti credono di avere superpoteri nessuno è più un super eroe. Io mi ricordo di mio nonno che si ammazzava all’altoforno per poter far studiare mia madre e mia nonna gli lavava la tuta blu e gliela stirava con amore. Per me loro restano eroi, quelli di oggi sono solo pallide imitazioni, delle patacche, che non festeggiano neppure il ferragosto, puà.

 


Pitbull

Mi piacciono molto i pitbull, direi che sono la razza di cane che preferisco.

In generale, se ci penso, so di preferire sempre, cani e umani, con una cattiva reputazione.

Trovo che chi è caratteriale, di temperamento, esuberante, irascibile e magari chi è passato attraversato qualche difficoltà in più nella vita sia capace di sentimenti più profondi, anche più sinceri.

Le persone “per bene” mi hanno riservato veramente troppe sorprese negative. Chi mi ha sorriso rassicurante spesso ha anche tentato, talvolta riuscendoci, di farmi male. Non ho mai ricevuto delusioni da chi mi ha ringhiato contro, tutto è stato molto più chiaro.

Non che io sia una mammola che si estranea dalla diatriba, dal confronto diretto e anche dallo scontro.

Non faccio passi indietro. Semmai rimpiango di essermi picchiato veramente poco, troppo poco. Ho sempre creduto che una paio di scazzottate mi avrebbe formato meglio a subire i pugni virtuali che la vita riserva a ognuno.

Il sapore amaro del sangue che cola dal naso in bocca mi avrebbe certamente rafforzato e aiutato a contenere meglio anche la mia di aggressività.

Inoltre non è vero che invecchiando ci si calma. Se nasci con la testa calda affini solo le armi e impari a sprecare minori energie ma la testa non si fredda.

I gentili e i miti invece possono diventare improvvisamente violenti e non controllare la risposta che può risultare eccessiva rispetto all’offesa. Un mite può uccidere per esasperazione, perché riversa nella sua azione anni di compressione. Un esuberante risponde solo per quel momento perché non ha nulla di represso da smaltire.

Un amico molti anni fa mi disse di preferire sempre di essere rapinato da un professionista piuttosto che da un tossico perché il professionista fa quello che deve fare mentre il tossico non si sa mai come possa reagire. Aveva ragione.

Preferisco i dominanti sia cani che esseri umani ed è anche per questo che me ne sono circondato.


Portofino

Nella vita non è importante essere ricchi.

Ieri sera avevamo un pass per la piazzetta di Portofino per assistere alla registrazione di un video di Bocelli che troverà mercato in America.

Gli americani, si sa, fanno le cose in grande e quindi hanno chiuso il borgo al passaggio già dal tardo pomeriggio. Gli ospiti arrivavano così in calata con i loro tender o con un servizio da Rapallo e Santa Margherita.

Portofino sembrava un set cinematografico con impianti luce ovunque, compreso su una decina di attici della calata.

Portofino vale sempre una visita per diversi motivi e per gusti diversi. Ci sono vetrine meravigliose, ristoratori abilissimi, c’è lusso e ordine. Ci sono prezzi apoplettici, c’è il jet set che, per il solo motivo di incontrarlo, ti fa sembrare di frequentarlo.

Ma ci sono anche molte altre cose, come il museo Crippa, per esempio, un lembo di terra proprio di fronte ai fantasmagorici yacht dove, fra un roseto e alcune scalinate, si dispiega un percorso di opere d’arte contemporanea all’aperto, non proprio quisquilie, è presente tutto il gotha dell’arte contemporanea con un pezzo e se ti giri vedi la baia sotto di te per soli 5 euro e noi gratis perché ospiti di un amico.

Quando ci siamo spostati nel borgo per la passeggiata precedente al concerto abbiamo visto due Fontana (quattro tagli rosso e buchi su oro), un Morandi prima maniera, un piccolissimo Warhol, un Burri delicato nella sua violenza materica e molti altri a pochi centimetri da te, in una galleria e abbiamo anche scoperto che quei quadri si vendono, il che è normale ma al tempo stesso straordinario visto il loro valore di mercato.

Portofino è così bella e così irreale con quegli alberi mediterranei che già segnano il cambio di colore virando nel principio di rosso e marron in anticipo autunnale ma anche così oscena con il passeggio vacuo di molti inconsapevoli ospiti.

Poi la serata con la voce di Bocelli che risuona fra le case centenarie a formare una platea invidiabile se si pensa al cartongesso e all’assenza di mattoni nelle costruzioni di quegli americani che stanno pagando il progetto.

La scena è contaminata da mise improbabili di qualche torero (giacca in vita) e qualche ex modella ed ex monella in eccesso di botox. Una piccola striscia di carta al polso ci permette di godere appieno di qualcosa che ad altri è precluso, l’ennesima prova che l’essere umano non vive nulla in maniera paritaria, neppure io che mi sento superiore agli atri nell’apprezzare aspetti diversi (le sculture, i quadri, i colori della natura) di una Portofino che invece è l’insieme di tutto, solo uno splendido contenitore.

La verità è impietosa. Dal vero non c’è la luce migliore ma tutte le rughe e le sbavature del nostro essere emergono da ognuno di noi per quanto ricchi possiamo essere.

Perciò lo ribadisco, non serve essere ricchi se si sa osservare (anche noi stessi) e se si hanno buoni amici che ti permettono di farlo da così vicino.

 


Vecchiaia 2

Esistono innumerevoli segnali per indicare che il tempo passa ma uno in particolare è terribile, i medicinali scaduti.

Nell’armadietto in bagno c’è la scatola con i medicinali e quando cerchi qualcosa ti accorgi che quello che cerchi c’è ma è scaduto da almeno due anni. Come è possibile, ti ricordi benissimo che quel dolore lo avrai avuto al massimi tre mesi prima ed eri corso in farmacia per comprare le pillole. Eppure la data di scadenza recita aprile 2009.

Prima pensi a un complotto, qualcuno che sostituisce le confezioni per farti credere più vecchio di quello che sei, ma sembra troppo articolato e soprattutto senza una precisa utilità, quindi ti rassegni, sono anni trascorsi veramente.

E così, in quel momento, ti rendi conto che il tempo è effimero. Dolori, affanni, fatiche, sono già andati come i tuoi muscoli, i capelli neri, le diottrie, le gambe forti, sono scomparsi come il sonno, spariti come la corretta digestione, dimenticati come una virile erezione. Nel momento in cui leggi la data di scadenza sulla pomata antidolorifica tu capisci di essere più vecchio, decisamente più vecchio. Capisci che non potrai più fare certe cose, che fra poco ti si abbasserà ancora la vista, ti siederai sempre più sui tuoi stessi testicoli e perderai anche i capelli che cominciano a essere bianchi. Capisci che la prossima volta che aprirai quella scatola di medicinali saranno passati almeno altri tre anni e il tuo fisico farà ancora più schifo. Sarai più vicino alla morte celebrale, ti interesseranno le bocce (inteso come petanque) e i lavori nei cantieri, borbotterai contro i ragazzini che giocano rumorosi al parco.

Poi ti si illumina il viso e affidi le tue speranze ai Maya e speri di non doverla più aprire quella scatoletta di medicinali orologio ineluttabile che segna il passare del tempo, speri che abbiano ragione loro e che non ci sarà più un’altro Natale. Ciò ti renderà di migliore umore, almeno fino a dicembre, e ti allevia anche il dolorino alla schiena.