Barboni

D’estate è più facile sentire i sensi di colpa, basta farci caso. Se si gira in città si incontrano personaggi bizzarri di ogni tipo.È come se d’estate avessero la possibilità di mischiarsi alla gente nelle vie del centro, possibilità che d’inverno è loro negata. Esiste infatti un luogo dove i barboni trasandati, viaggiatori e mendicanti, sporchi e maleodoranti, pittori mancati e cantanti falliti, pluri laureati e ignoranti stanno nascosti al buio delle loro vite ma poi, d’estate, si vestono in maniera stravagante e escono allo scoperto, frequentano le vie del centro un po’ spaesati e camminano barcollando fra le gente che si crede normale perché abbina giacca e pantalone.

Loro hanno spesso qualche vistoso difetto fisico e talvolta qualche problema a comprendere le “logiche” del mondo e si affacciano alla realtà in questa libera uscita estiva.

Chissà cosa possono comprendere di noi, composti borghesi, che siamo anche convinti di occuparci di loro e di farlo per il loro bene. Il nostro di bene è che non siano mai troppo vicini a noi.

Alle prime piogge di fine estate questo popolo variegato si ritira in una terra misteriosa dove nessuno di noi è ammesso, una terra tutta loro che mi piacerebbe pensare che la loro fantasia potesse vedere colorata mentre da noi, nel mondo reale il grigio dell’inverno avvolge tutto

 

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7 responses to “Barboni

  • mari

    uscire dalle istituzioni ti da una liberta’ indescrivibile, non sò cosa vuol dire essere un barbone…… sò cosa vuol dire vivere di niente e sentire di avere tutto ……….

  • laura

    avere per essere mi sembrava sensato fino più o meno ai miei venti anni. dopo non più. l’importante è essere in pace con se stessi

  • stefano mosso

    Non so pefché tu abbia questa percezione, ma ti assicuro che sono tanto visibili d’estate quanto d’inverno (anzi molto di più in inverno)…sei forse tu che d’estate esci di più e noti cose che d’inverno non vedi. Loro, i senza dimora (il termine barboni ti inviterei a virgolettarlo) sono persone esattamente come noi e NON HANNO SPESSO evidenti difetti fisici…ma piuttosto molto raramente…ti consiglio il sito della Fio.psd (la federazione italiana degli organismi che si occupano di senza dimora) per qualche lettura e, perché no, qualche dato sulla materia. Un saluto, Stefano..

    • finiscetuttoinvacca

      ciao Stefano, continuerò tutta la vita a chiamare le cose e le persone con il loro nome per nulla intimorito che etimologia della parola possa sporcare o ferire, differente analisi meriterebbe il tono o il contesto. Io sono bianco non “poco colorato”, maschio non “diversamente femmina”,carnivoro non “alternativamente vegetariano”, cinico non “saltuariamente socievole”. È proprio questo il senso di questo blog dare un calcio alle ipocrisie di chi costruisce i giochi per bambini in plastica anti graffio procurando, per produrli, danni ambientali assai più gravi di un ginocchio sbucciato e per chi chiama le persone con nomi apparentemente meno qualificanti in negativo.
      Quanto ai difetti fisici mi spiace contraddirti ma io ne incontro molti così ma questo non li rende persone differenti da te o da me, solo spesso muove in me una sorta di compassione poetica come una rosa bianca che perde i petali ma sarebbe troppo lungo spiegarti…però grazie veramente per il tuo intervento.

      • stefano mosso

        Non è il termine proprio, ma solo un dispregiativo. Così come non usi (o non dovresti) NEGRO per le persone afroamericane, ZECCA per quelle di sinistra, PAZZO per quelle con disagio mentale, PRIMITIVI per popolazioni etnologiche lontane dai costumi euro-occidentali, STORPIO per chi ha un grave handicap…e via dicendo non dovresti usare BARBONE per parlare di senza dimora. Chiama le cose pure con il loro nome, ma prima cerca di impararli i nomi (e la relativa etimologia) prima di incappare in cazzate colossali come quella che hai scritto… Quanto ai difetti fisici un conto è la tua percezione del fenomeno un conto la mia (che ad esempio ci lavoro da due anni con i senza dimora) un conto sono i libri sull’argomento e gli studi scientifici…guarda caso la tua teoria non ha alcun riscontro da nessuna parte, ma fai come vuoi, se ti basta l’idea che ti fai vedendo le cose a passeggio per la città per dettare legge su un argomento accomodati pure. Mio Dio che mi tocca sentire…
        Ti lascio un po’ di bibliografia
        Giovanni Valtolina “Fuori dai margini. Esclusione sociale e disagio psichico” Franco Angeli 2003
        Luigi Gui “L’Utente che non c’è. Emarginazione grave, persone senza dimora e servizi sociali” Franco Angeli 1995
        Raffaele Gnocchi “Persone senza dimora. La dimensione multipla del fenomeno” Carocci 2009
        Raffaele Gnocchi, a cura di “Homelessness e dialogo interdisciplinare. Modelli e interpretazioni a confronto” Carocci 2009
        ….
        Poi assolutamente da vedere sono i documenti che trovi su FEANTSA.org, organizzazione che raccoglie tutte le principali realtà europee (i dico sono in inglese, ma anche in francese)…e, ma mi pare te lavevo già segnalato, il sito della Fio.psd che invece raccoglie le esperienze italiane…
        Buona lettura.

  • laura

    la connotazione negativa delle parole ad esempio da te elencate è cosa moderna, diversamente fino a qualche decennio fa erano di uso comune e non denigratorio. è l’intento che fa di una parola, una brutta parola. ho avuto un fidanzato di etnia negroide (da cui deriva negro) e lui trovava più irritante la parola ” di colore”, giustamente mi dice: tutti abbiamo un colore, ma “di colore” che colore è?

  • finiscetuttoinvacca

    Ti ringrazio ancora una volta per il tuo commento
    Io continuerò sempre a pubblicare ogni intervento, anche quelli che non condivido, per il rispetto delle idee altrui ma ti invito ad altrettanto rispetto ed educazione, visto che comunque su questo blog sei ospite a casa mia.

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