Archivi del mese: giugno 2012

Aereo

I tempi sono maturi per la follia collettiva.

Aereo americano di linea. Il pilota viene avvertito che a bordo c’è una giovane donna incinta e prossima al parto.

Quando l’aereo ha già decollato e sta placidamente navigando a velocità di crociera al capitano viene un’idea che si rivelerà una cattiva idea.

Prende il microfono e rilascia un annuncio “Mom on bord”. Chi ha viaggiato in aereo sa come sia facile che le parole provenienti dall’autoparlante della cabina di pilotaggio giungano ai viaggiatori facilmente distorte e in questo caso sostanzialmente distorte. Il “mom on bord” diventa “bomb on bord” è si scatena il panico fra i passeggeri. Ci sono voluti molti minuti e molte spiegazioni di capitano e hostess per riportare la calma.

La compagnia aerea ha deciso di vietare ogni comunicazione dalla cabina di pilotaggio.

In tempi di nervosismo hanno ritenuto meglio estirpare il potenziale problema alla radice. Non sapremo più, dalla voce del capitano, a quante miglia stiamo viaggiando, che temperatura e che tempo ci aspetta all’arrivo e cos’è quella minuscola isoletta sulla sinistra. Peccato. Auguri alla mamma che crediamo abbia partorito direttamente in cabina per la paura. “baby on bord”.


Disgrazie

L’attaccamento alla vita di ogni essere umano è una delle cose che mi turba di più.

Se stai bene non ci pensi ma se incominci a stare male gioisci di cose sempre più piccole e collegate a disagi sempre più grandi. Stò parlando di cose serie e non di mal di denti.

C’è una trasmissione americana terribile che si chiama Extreme Makeover Home Edition che mette in onda il disagio e la gioia per il miglioramento in cui una banda di costruttori seleziona una famiglia, la manda a Eurodisney o similari, gli distrugge la casa e, in una settimana la riedifica come una vera reggia.

La ricostruzione tiene conto delle disgrazie a cui la famiglia è sottoposta. Trattandosi di televisione, nel tempo, c’è stata una escalation di sfiga. Oggi non basta più avere un membro morto in Afganistan, un non vedente, uno su una carrozzina. Servono, per gioire della nuova casa, disgrazie apocalittiche. Sfighe che al solo vederle pensi di essere fortunato perché non sono capitate alla tua famiglia.

Ed è un po’ questo lo scopo della trasmissione, farti sentire che nonostante tu stia nuotando nelle feci di dinosauro (che sono fra le più puzzolenti) sei comunque fortunato perché c’è qualcuno che sta peggio, molto peggio di quanto stia tu.

Il secondo elemento determinante per il successo della trasmissione è la speranza. La speranza che, visto che tu prima o poi ti stancherai di nuotare nella melma, ci sarà qualcuno che ti porgerà la mano.

La solidarietà fatta come vuole chi la fa è un concetto universale ma molto americano. E commuove sempre vedere omoni abituati a usare un martello pneumatico abbracciare un bimbo paraplegico.

Però fai attenzione è pur sempre televisione, ci sono le telecamere. Sembra che la trasmissione, che ha chiuso dopo molti anni di successi negli Stati Uniti, arrivi ora in Italia.

Chi ha un dramma famigliare può candidarsi, gli altri possono continuare a nuotare.


Cocaina

 

Fiumi di cocaina. Non è più la Milano da bere ma quella da sniffare. Se è vero, come sembra che anche a Mediaset, senza alcun coinvolgimento dei dirigenti inconsapevoli di quanto avveniva nei corridoi della loro azienda, si spacciasse polvere bianca. Sembra che le consegne avvenissero a botte da chilo da parte di un gentleman che girava con tanto di kalashnikov in pieno centro all’ora di punta, non si sa mai.

Mediaset è come qualunque altra azienda, forse con l’aggravante di essere frequentata da gente dello spettacolo più avvezza nell’immaginario collettivo al tirar su con il naso.

Ma la storia patria ricorda di molti casi di avvocati, manager, stilisti ma anche parrucchieri, studenti, idraulici, autisti, direttori e politici.

Insomma la coca piace e sembra necessaria per tenere alto l’umore della naufragante penisola.

Che fossimo in parte un bluff lo si era capito da tempo incapaci di sostenere il ritmo senza qualche aiutino, viagra, eurobond, coca…

Gli accordi fra Stato e mafia, le stragi di stato, i servizi segreti, la possibilità che in uno stato così piccolo esistano più rami di criminalità organizzata che in tutta la Cina sembrano elementi sufficienti a far comprendere che non ce la faremo mai, da soli.

In uno Stato in cui un tizio può consegnare cocaina in pieno giorno in una delle principali aziende italiane armato di mitraglietta, mi viene il sospetto che qualcosa non stia veramente funzionando.

Non vorrei essere allarmista ma forse tutta la cocaina che qualcuno sniffa si disperde nell’aria e nell’acqua contribuendo a far diventare tutti più euforici nonostante la folle corsa vero il burrone.

Intanto il lavoro non è più un diritto e bisogna guadagnarselo. Mentre un po’ di coca non si nega a nessuno. Molto bene Presidente, complimenti Ministri. L’importante è che l’Italia stasera vinca e ci porti tutti sulla striscia, pardon, sulla scia dell’entusiasmo.


Calibro

La frutta costa più o meno come l’anno scorso ma è aumentato tutto, compresa l’IVA, come è possibile?

C’è il trucco. La frutta è rimpicciolita. Ma cosa sto scrivendo? Pensateci. Se avete più di trenta anni, pensate a che dimensioni avevano le pesche e le pere che mangiavate e ora guardate quelle nella vostra fruttiera, certamente non saranno uguali.

Il mercato ortofrutticolo ha scelto, per mantenere prezzi decenti, di diminuire le pezzature o il calibro che è l’unità di misura della frutta. Lo sapevate? Gli ananas, le pesche, le mele, le pere…hanno un calibro che incide sempre anche sulla loro categoria.

Le pesche enormi di quando eravamo bambini saranno finite sulla tavola degli sceicchi ma qui non se ne vedono più.

A proposito di calibro ho un ricordo di gioventù. C’era una ragazza dell’entroterra di Savona, e non dirò di più, che era soprannominata “Calibro” perché girava con uno di questi strumenti di precisioni in borsa per misurare il pene dei suoi amanti.

Bei tempi quando la frutta e non solo era di calibro soddisfacente.


Surreale

Una delle più gravi piaghe di Palermo si è abbattuta anche su Genova e non è, come avrete sicuramente pensato, il traffico tentacolare, ma il caldo.

La temperatura di oggi è veramente tosta e la poca voglia di lavorare insieme alla poca voglia dei clienti di farti lavorare fa decisamente pensare a intraprender strade nuove.

Abbandonate negli anni la brillante carriera politica e quella universitaria, se penso a una cosa che ho sempre fatto, e ne ho trovato le prove anche nella recentissima pulizia degli archivi, è scrivere.

Ci ho pensato bene e fra le tante storie che mi girano nella testa, abbastanza vuota per permettere ampi movimenti di idee libere, il surreale è una strada che ho sempre percorso e che mi piacerebbe riprendere.

Soprattutto perché ciò che riguarda il reale è talmente superato dalla realtà da rendere ogni storia un’iperbole di già visto.

A chi incuriosisce, come a me, il carattere umano è ormai secco il fiume della fantasia, si tratta solo di scrivere la storia più o meno bene.

Il surreale, invece, lascia spazio al psichedelico, all’assurdo, all’iperbole, al coloratissimo e al sorprendente che mi andrebbe di percorrere.

Mi metterò al lavoro.

 


Ricordi

Mettere a posto materiale cartaceo accumulato negli anni richiede un rigore ferreo. In primis, prima di incominciare, bisogna decidere qual è il livello di pulizia che  si vuole fare e poi bisogna tassativamente rifiutarsi di leggere o di guardare le foto.

Se si casca nel tranello della lettura si troverà sempre qualcosa di interessante e se si guardano le foto si entra in uno stato di melanconia che dilata il tempo come fosse un elastico. Per un lavoro di mezza giornata si rischia di starci un mese.

Sono due giorni che risistemo l’archivio cartaceo, a livello di pulizia radicale. Ieri benissimo, ho sterminato accumuli giganteschi di carta impolverata. Oggi ho cominciato a segnare il passo. Ho trovato quella vecchia foto in Olanda in cui noi non ci siamo ma ci sono le nostre ombre riflesse in un canale in una sorta di rito di passaggio da ciò che eravamo a quello che non eravamo ancora. Ho trovato quella vecchia lettera di Danilo che per me è stata sempre importante per il sogno che racchiudeva e che il mio cuore racchiude ancora. La cartolina dalla Spagna della mia prima fidanzata con le sue labbra stampate e la scritta campione gratuito. E quelle belle cartoline di parenti e amici da un po’ ovunque che mi rallegravano. Poi le foto vecchie, quelle in bianco e nero, e la conta dei morti che non si capisce com’è sono sempre più dei vivi.

E quella lettera di mio padre, quasi timida, con i consigli per la mia partenza per Londra.

Le mie vecchie poesie e intere pagine di struggimenti pseudo sentimentali.

Le foto degli amici con le fidanzate tutte sostituite e se poi diventate mogli già divorziate.

Le foto delle mie ex fidanzate le avevo già buttate quando avevo deciso di vivere con una sola donna, e un po’ mi dispiace perché sarebbe bello rivedere le loro facce e la mia in istantanee dalla preistoria.

Penso che i ragazzi di oggi non avranno tutto questo perché sono i loro cellulari la loro memoria storica e una volta cambiati si getta con loro anche una parte della loro vita, il vantaggio è che non dovranno mangiare polvere e trasportare sacchi di carte accumulate.

Sarà meglio?


Pollo

Cosa c’è di più buono del pollo arrosto? Se poi lo fate in casa e avete le erbe aromatiche del vostro orto (rosmarino, salvia, alloro, timo) e se vi piace una scorza di limone è un vero spettacolo.

Il segreto del pollo arrosto, oltre un buon pollo. è la temperatura del forno che deve essere molto calda (io faccio 200°) per la prima metà della cottura e più moderata (180°) per la seconda metà.

Se il pollo è ben cotto, anche il petto, risulterà umido con la pellicina croccante. Delizioso.

Mi è sempre piaciuto, fin da bambino quando andavo a comprarlo con mia nonna. Mi ricordo che andavamo in una bottega in città, non in campagna, che aveva, entrando sulla destra, un banco di legno con in fondo una lama lunga con un manico e attaccata per una lato al bancone, una specie di ghigliottina.

In fondo c’era una enorme stia con decine di polli e galline vive. L’odore era acre e nauseabondo. I titolari erano marito e moglie piccoletti e grassottelli con sorrisi sdentati e facce da medioevo. Indossavano una cappa blu e avevano le mani lorde di sangue.

Tu sceglievi il pollo. Loro lo ammazzavano sul momento. Lei si sedeva sulla carega di paglia intrecciata con le gambe divaricate e in mezzo il pennuto privo di vita con il collo pendulo e cominciava a spiumarlo. Poi lo prendeva lui e con l’orrenda lama tagliava collo e le zampe, lo apriva e lo eviscerava. Era una scena da film dell’orrore che avveniva legittimamente in una bottega in regola, non più di quaranta anni fa.

Nonostante tutto ho resistito e continuo a deliziarmi con il pollo arrosto anche se quando penso all’antica polleria il ricordo mi fa venire i brividi ma mi risulta anche dolce per quell’intimità da bottega che avevo con la mia nonna Maria.


Montare

Solo una nota per ieri. Sogno infranto e Merkel gaudente, spero le siano andati storti i crauti a cena alla culona e anche la baguette al sorridente Platini, simpatico solo quando giocava con Boniek nella Juventus.

Invece due parole vanno spese sul perché gli italiani non vanno d’accordo con il montaggio dei mobili Ikea. Oltre a non averne alcuna voglia e ad accampare, per giustificarsi, qualunque scusa sull’inesatezza dei disegni di istruzioni, gli italiani sono creativi.

Essere creativi è letteralmente distruttivo per comporre un mobile Ikea.

Quello che c’è scritto o disegnato va seguito pedissequamente e senza alcuna variazione.

Non bisogna porsi domande e bisogna avere un potere di concentrazione simile a quello di Karpov a una delle sedici finali del campionato di mondiale scacchi da lui vinte. Non bisogna mollare mai.

Così facendo il risultato perfetto è garantito, precisi come svedesi.

Oggi ben tre mobili e quando mi sono distratto solo un attimo ho fatto un casino non grave ma irreparabile. Mi sono giutificato con il disegno errato ma in realtà sono stato vittima della mia poca attenzione. Ikea è infallibile, maledetta.

 


Europei

Oggi, italiano medio.

Credo che nei cuori di più di un italiano ci sia spazio per un sano tifo calcistico a favore della Grecia.

Io non amo il calcio, non così tanto da conoscere i giocatori e tifare una squadra di club.

Eppoi da buon medio man detesto questi ragazzetti viziati e il loro modo eccessivo di vivere. Però amo i percorsi dei grandi campioni, mi piacciono le storie e quindi anche quelle di ragazzini che diventano veri idoli. Quindi, ogni tanto guardo le partite. E stasera lo farò per un motivo politico. Voglio vedere la Germania sconfitta. Voglio che la Merkel debba abbassare un po’ lo sguardo, anche solo per una sconfitta al pallone.

Diciamolo, è pressoché impossibile che succeda, anche se i tedeschi giocassero su una gamba e bendati vincerebbero, però il tifo è irrazionale, quindi “alè Grecia alè”

Il mio quartetto ideale è composto da Portogallo (ok) Spagna, Grecia e Italia. A quel punto chiunque vincesse, vincerebbe un euro paese con le pezze al culo.

Non diminuirebbe lo spread ma, certamente, l’italiano, greco, spagnolo, portoghese medio saprebbe affrontare il peggio con maggior spirito e non sarebbe poco.


letteratura

Prendo spunto dal pezzo di Guido Vitiello per Il corriere della sera per parlare di due cose, saper scrivere e saper leggere.

Io non ho letto il nuovo Sorrentino ho letto il precedente.

Ho letto invece Montale, parecchio.

Dopo il pezzo di Vitello ho pensato al mio libro dall’editor e ho pensato perché mi sono messo in questo casino dello scrivere, perché soffrirne. Se mai dovesse essere pubblicato riceverà critiche (non da Vitiello che ha altro da leggere) che sicuramente lo stroncheranno e non è facile sopportare una stroncatura di un tuo figlio.

Ci sono pareri personali e personali gusti, ciò che per uno è bello per un altro è brutto ma, chi legge, dovrebbe concordare su categorie generali. Il modo di scrivere di Sorrentino non è un capolavoro neppure per me e per gli stessi motivi che sottolinea il critico, la non capacità di rendere in toto un protagonista sovrastata dall’avventurarsi in, riusciti o meno, virtuosismi talvolta eccessivi, ma c’è a chi piace e legittimamente.

Chi scrive come Sorrentino scrive del male dell’oggi, chi scrive come Montale vede nel male di oggi i germi del male di domani e li anticipa alla nostra lettura facendoli diventare universali, e atemporali.

Sozzura o zabaione? Non lo può scrivere nessuno fra i contemporanei, forse Busi, talvolta, quando non si distrae con una comparsita o con una comparsata.

E allora perché continuare a scrivere? Naturalmente per vanità (ne abbiamo già parlato, mi pare) e per danaro (lo trovo più nobile come movente) o, infine, come fa Saviano, fra gli altri, perché si è convinti di avere qualcosa da dire.

Saper scrivere oggi equivale a un parametro estetico più ampio che si confonde e si annacqua con il saper raccontare, il far riflettere, il saper far piangere e ridere. Saper scrivere per me è altro, è far sentire il profumo di una rosa o il riuscire a far vedere il portamento di un protagonista ma è anche dire oggi quello che varrà per sempre, è svelare l’animo umano e raccontarlo attraverso lettere nere su carta bianca, non è una cazzata, per dirla con eleganza.

Oggi invece saper scrivere è anche un po’ saperne parlare nei posti giusti, correttamente ottenuti da agenti con il senso del denaro, risultare come autori piuttosto simpatici,  o ragionevolmente credibili o “oggettivamente” preparati. Mentre, sempre per me, l’autore dovrebbe scomparire di fronte al personaggio ed essere soltanto uno strumento per dar voce alle esigenze di un’altro che vive sulla carta, quasi lo scrittore fosse un medium in trans. Lo scrittore non dovrebbe avere alcun risalto se non quello di scandire chiaramente le parole dell’altro.

Saper leggere, invece, comprende la categoria più ampia del saper vivere che comporta avere esperienze, scambiare opinioni, conoscere gente e luoghi, approfondire interessi e non stare davanti alla tv a guardare uno scrittore che parla simpaticamente del suo libro. Altrimenti Tony Pagoda ci sembrerà un gigante e Sorrentino un grande scrittore, mentre ambedue valgono il costo di copertina e il tempo per leggerli ma non sono ne sozzura ne zabaione.

Infine temo che il mio libretto non valga neppure quello e ho il groppo alla gola nel pensarlo in giro ad essere letto per essere valutato. Non si tratta infatti di letteratura e se il Pagoda lo trovasse per caso, nel suo camerino prima di un concerto, probabilmente ne strapperebbe la copertina per farsi una pipa per aspirare l’ennesima pista di coca.