Phnom Penh

Se non ci fossero degli schiavi nel mondo nessuno di noi si vestirebbe, userebbe il telefonino, avrebbe un computer, giocherebbe ai video giochi, guarderebbe la televisione e non farebbe molte altre cose.

Questa è la premessa necessaria al capitalismo. Se vogliamo certe cose ci devono essere persone che le fanno per noi garantendo profitti esaltanti per le multinazionali.

Io come occidentale non presto molta attenzione se compro un paio di Puma ma se so che decine di operai sono svenuti nelle fabbriche che le producono allora non compro più Puma.

Non è un modo razionale di procedere ma è anche l’unico che ho come consumatore finale.

Oggi la mia solidarietà va agli operai della SL Garment Processing fabbrica di jeans in Cambogia.

Le richieste degli operai sembrano assai normali. Guadagnano 70/80 euro al mese per sei giorni lavorativi di 10 ore ciascuno. Il costo di una camera per dormire è superiore al loro guadagno.

Chiedono 25 dollari di aumento al mese e scendono a 10 nella trattativa ma l’azienda non si piega.

Allora in 4000 dal 12 maggio stanno scioperando a oltranza. Molto bene. Mentre scioperano vengono pestati da una polizia al soldo dell’azienda, ma loro resistono e rifiutano offerte più basse della soglia dei 10 dollari.

La notizia fa il giro del mondo.

Il problema è che la Cambogia per essere competitiva con la Cina deve fare delle condizioni contrattuali competitive e quindi abbassare i salari. Meraviglie del consumismo che va a braccetto con il miglior comunismo.

Ma chi sono i veri colpevoli di questa indecenza?

Lascio a voi la risposta ma indico i marchi che realizzano i loro capi negli stabilimenti in sciopero:

Gap

Levi’s

H&M

Banana Republic

Nautica

Crew

Zara

Dockers

Personalmente non comprerò più un loro jeans. Reazione irrazionale ma l’unica che ho.

Naturalmente i giornali italiani parlano poco di questo (Secolo XIX e sole 24ore lo hanno fatto) di più se ne parla in rete, ma pochissimi scrivono l’elenco delle marche. Un modo per indicare di aguzzini e non di mandanti, che è sempre meglio non avere dei casini.

Non è che non comprando questi jeans si risolva qualcosa, perché tutti i jeans sono fatti in fabbriche simili a queste, ma non posso prendere a calci in culo l’amministratore delegato o il responsabile della produzione di ogni multinazionale dell’abbigliamento e allora cerco di dare un segnale personale, che potrebbe diventare collettivo se fossimo d’accordo, a quelli operai che hanno dimostrato coraggio nel far sentire la propria voce.

Per chi vuol farsi una propria idea

I siti del produttore, del giornale locale, di asia news e di Secolo XIX che riportano la notizia.

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scrivo per mestiere e per divertimento. il resto lo scoprirete leggendo questo blog Vedi tutti gli articoli di finiscetuttoinvacca

5 responses to “Phnom Penh

  • Marisa

    sono d’accordo, l’unione fa la forza! e da coraggio.

  • laura

    mi piace vedere dei ragazzi e delle ragazze che non mollano, sono fiera di loro, anche se questo non li farà sentire meglio e non gli farà avere una vita lavorativa dignitosa e tanto meno uno stipendio adeguato ai loro sforzi. spero che non cedano e che ottengano quello che vogliono, che non è il giusto, ma almeno è qualcosa… e pensare che i jeans li hanno inventati i genovesi…..
    per quanto riguarda me, i jeans non li ho mai amati molto, ma adesso li detesto!

  • Alessandro

    I levi’s mica li ho mai comprati, tanto

  • Marisa

    io ho giubotto in jens della levi’s ne farò un falò……

  • zia di lothar

    piuttosto nuda (si fa per dire … se vedo qualcuno vomitare sto peggio di lui, e non è un eufenismo)! nel passato ho comprato qualche capo da Zara (ha qualcosa della mia taglia) ma lo boicotto con estremo piacere

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