Archivi del mese: Maggio 2012

Studiare

Parlavo con un amico e collega di lavoro, mentre siamo andati a prendere il caffé, che mi ha detto che ieri sera è andato a sentire l’incontro del movimento 5Stelle. E mi ha anche detto che è stato molto interessante. Chi ha parlato ha spiegato come funzione la gerarchia amministrativa e quella politica all’interno del Comune, ha spiegato come si legge un bilancio, ha raccontato, attraverso esempi pratici, come funziona una gara d’appalto e via di questo passo. I circa quaranta presenti hanno ascoltato e memorizzato sia che fossero amministratori pubblici sia che fossero cittadini interessati a capirne di più.

Questa iniziativa che si ripete ogni mercoledì sera è una scuola di politica informale e democratica, perché aperta a tutti ed è una vera arma in mano al movimento.

I vituperati partiti della prima repubblica conservavano un approccio serio alle problematiche e la formazione politica era alla base di una carriera in quel settore.

I giovani che si avvicinavano al partito potevano imparare e formarsi in modo che, quando sarebbero stati eletti, conoscevano già sufficientemente bene l’ambiente nel quale si sarebbero mossi.

Il buon risultato di una carriera politica dipende dalla capacità di ottenere risultati e per ottenere risultati, la cosa che serve di più e conoscere la macchina, la sua burocrazia, le tempistica e gli iter  necessari più che sedersi a Porta a Porta. Quello è fumo, tutto il resto è arrosto.

Studiare e prepararsi è la vera arma di un buon amministratore.

Io non voglio parlare bene dei 5 Stelle a tutti i costi, ma se hanno capito questo apparentemente semplice concetto, faranno molta strada perché tutti gli antagonisti, hanno perduto questa attitudine, tanto da pensare che per fare politica non servano i politici.

La Lega ha fondato buona parte del suo successo su quanto non faceva più il PCI o PD e cioè il contatto con la base anche attraverso le feste. Il movimento 5 Stelle, che si presenta come la meno politica delle espressioni presentatesi alle ultime elezioni, potrebbe colmare un vuoto in cui la DC fu da sempre maestra, la conoscenza perfetta della burocrazia amministrativa, e su questo costruire il suo vero successo.

Staremo a vedere.

 

 

 


Lavastoviglie

Il requisito fondamentale per riempire una lavastoviglie correttamente è essere sposati.

Tutte le mogli al mondo hanno infatti una laurea in ingegneria tridimensionale e svariati master in OCS “Occupazione Corretta degli Spazi”.

Nessun uomo, che non sia gay, passerebbe la verifica di stoccaggio della propria moglie. Le donne non ancora maritate ti fanno credere di non essere capaci o, addirittura, di non essere interessate. Ma appena hanno la fede al dito utilizzano logaritmi e algocalcoli per completare il riempimento e per umiliarti a ogni carico.

Tu, povero marito, puoi provare a imparare il loro schema ma a nulla serviranno i tuoi tentativi di emulazione. Non esiste una formula e le variabili sono così tante e di tale complessità che, se tua moglie lo volesse, potrebbe usare queste sue capacità per far volare di nuovo lo Shuttle.

Allora hai due possibilità, o sfortunato uomo maritato, mettere i pezzi a caso e aspettare che lei effettui il controllo qualità e ti dica di tutto sul fatto non capisci una cosa così semplice. In questo caso hai una opportunità su circa un miliardo (la stessa di fare sei al super enalotto) di azzeccare fortunosamente il giusto riempimento. Oppure, appena mangiato, ti vai a sbracare sul divano e ascolti dalla cucina le sue lamentele sul fatto che in casa deve fare tutto lei.

Sarebbe completamente inutile, anzi dannoso, spiegarle che, comunque, lo fa lei perché è l’unica che possiede la formula segreta e arcana del soddisfacente riempimento della lavastoviglie.

C’è anche una terza ipotesi, resti single.


Sapere

Ci sono dei blogger costanti e professionali che rendono pubbliche le loro competenze e lo fanno senza riserve e senza secondi fini. Queste persone hanno un credo di base, e cioè, più tutti diventiamo bravi meglio è per tutti, più facilmente si risolveranno problemi e se ne affronteranno di più complessi.

Io vivo in una città arcigna, dove il sapere (o il credere del sapere) vive custodito gelosamente all’ombra di cantine buie. Guai a condividere, guai a parlare di quanto si sa, guai a far crescere altri. Il potere e quindi il sapere, vanno nascosti da occhi e orecchie indiscrete. La mia è una città di banchieri, di gente che presta danaro per lucrare un interesse, una città avida e remota.

Qui il massimo della gioia è un ghigno e la fiducia in una persona equivale, per un antico detto popolare, a mangiarci dieci chili di sale insieme.

Siamo gente cupa illuminata dal sole delle nostre coste, siamo guardinghi senza essere guardiani, preferiamo la mediocrità alla capacità di confrontarci sullo stesso piano.

Siamo una città che non riesce a cogliere la potenza della rete.

Come sempre discorsi di questo tipo sono sciocchi perché fanno di tutta l’erba un fascio.

Infatti, Beppe Grillo, che la rete la sfrutta al meglio per lo sviluppo delle sue idee, è genovese.

Non mi interessa valutare il senso del movimento 5 stelle ma mi rammarica che al Presidente Napolitano sfugga il potere della rete quando non ne comprende la potenza nella creazione di un processo di costituzione di un movimento democratico. La difesa dei partiti è istituzionale e me la aspetto da un presidente della Repubblica, la negazione del web, in questo processo, non appartiene più al Presidente ma all’uomo che mostra l’età o dimostra il limite, come quegli anziani patriarchi genovesi che, nascondendo il loro sapere nelle cantine della loro memoria, lo rendono asfittico e inutile e perdono il contatto con la realtà che intanto ha proceduto più veloce della loro conoscenza.

Mi rimane da ringraziare il blog di Luisa Carrada per aver ancora una volta condiviso il suo mestiere.

Indice di leggibilità Gulpease di questo pezzo: 51, mi ritengo soddisfatto.

Indice di comprensione di ciò che sta facendo una certa classe dirigente e politica genovese e non solo: 4, personalmente ci darei una riletta.

 

 


Quotidiani

Volevo scrivere una cosa allegra per farci due risate ma nella rapida scorsa dei siti internet stamattina ho avuto una stretta allo stomaco.

E allora facciamo la lettura delle prime pagine dei principali quotidiani del Paese.

Repubblica:

1° notizia

Calcio, arrestati Mauri e Milanetto

Polizia a Coverciano, Conte perquisito

Seguono Formigoni e Papa e pi al 13° posto i massacri in Siria

Corriere della Sera

CALCIOSCOMMESSE, NUOVI ARRESTI

Scommesse: indagati Conte e Criscito

Arrestati Mauri e Milanetto| Video

Seguono l’omicidio di una donna indiana e al quattordicesimo posto le stragi in Siria.

Il Giornale

Calcioscommesse, blitz al ritiro degli Azzurri

In manette Mauri, indagati Conte e Criscito in fondo Assad ma senza riferimento all’Onu e alle stragi di civili

Il Fatto Quotidiano

Naturalmente apre il calcio scommesse ma poco sotto c’è una notizia sulla Siria.

E già perché mentre in Italia stiamo a far girare i palloni nel mondo succede anche che i morti per i bombardamenti infami sono saliti a novantadue. “Tra questi almeno 32 bambini. E’ questo il bilancio diffuso dall’Onu della nuova strage di civili che ha insanguinato la Siria nel 63esimo venerdì di proteste contro il regime.”

Il sole 24ore

Da la Siria e l’Onu come seconda notizia.

Ma c’è un’altra notizia che nessun quotidiano di quelli citati da in home page sul web.

E cioè che si è suicidato uno dei padri delle vittime di piazza Tiananmen perché a 23 anni dagli omicidi  non c’è traccia di alcuna giustizia per quei ragazzi. Nonostante tutto il mondo si sia commosso all’immagine del giovane che ferma il carro armato.

Ne parla The Times in home e anche il South China Morning Post dove troverete l’articolo per esteso.

I giornalisti italiani se ne accorgeranno con comodo (quando scrivo questo blog sono quasi le 11) e più tardi sulla rete e domani sulla carta dedicheranno due righe a questa triste notizia sempre che rimanga spazio fra un calciatore arrestato e l’altro indagato.

La sensazione è che l’informazione in Italia segua solo il mercato (per vendere copie)  anziché anticipare le coscienze, sembra che lo faccia non solo sulla carta stampata per ragioni di danaro ma anche sul web dove potrebbe permettersi, se lo volesse, di essere un po’ meno pigra e provinciale, con le dovute rarissime eccezioni.


Piantare

Oggi trapianto alcune piante sul terrazzo e rinvaso di quelle che stavano troppo strette.

Come ho già detto il giardinaggio o l’orto sono due luoghi nei quali mi sento a mio agio e che mi danno soddisfazione.

La cura delle piante rilassa. In primo luogo non parlano, poi a differenza del genere umano sono generose bastano poche attenzioni e ti ripagano con fioriture e crescite.

Le piante non scrivono, non telefonano, non alludono, non nicchiano, non usano metafore, non tergiversano. Ma se le hai in giardino ti donano momenti di serenità, basta saperle osservare e se tu arrivi stressato dal lavoro e ti siedi in mezzo a loro, sono loro ad assorbire le negatività.

Avere del verde rilassa, rilassa meno essere al verde.

Di questi tempi è più facile essere che avere.


Litigare

L’arte di litigare è una disciplina che va studiata e richiede perizia. Come l’arte della guerra di Sun Tzu.

Una lite deve essere soddisfacente e per essere soddisfacente deve raggiungere almeno uno dei seguenti due obiettivi:

1)    ottenere quello che ci si era prefissi (ragione, scuse…)

2)    rimanere sereni prima, durante e dopo la lite

Io non sono mai riuscito a litigare soddisfacentemente, mi va subito il sangue alla testa, la bava mi invade l’esofago e tutto il corpo mi proietta in avanti perdendo totalmente la lucidità e dicendo troppo o troppo poco e soprattutto in maniera incomprensibile e sconclusionata.

Laura è bravissima, lei non litiga, esaspera e ottiene.

Io detesto arrivare a litigare e soprattutto se ci arrivo il motivo deve essere o futilissimo o veramente importante. I motivi veramente importanti riguardano il mancato rispetto degli altri e la conseguente arroganza.

Così parto già svantaggiato perché il mio obiettivo è etico, cioè cerco di spiegare al mio avversario che il suo comportamento non tiene conto degli altri e quindi è una prevaricazione.

Impossibile litigare in maniera soddisfacente cercando di far capire qualcosa a qualcuno.

Meglio procedere colpo su colpo senza coinvolgimenti, che non sono necessari, chi lo sa ottiene soddisfazione e quando litiga poi è felice.

 

 

 


Divieti

Avere la risposta pronta è un bellissimo dono. Fosse anche solo per il gusto della battuta.

Io non ho la risposta pronta e, spesso, dopo che è svanita l’occasione, mi vengono in mente delle risposte bellissime e vorrei tornare indietro e dire “scusa ma cinque minuti fa avrei voluto dirti…”.

Per avere una buona risposta pronta bisogna non essere arrabbiati o rancorosi o irascibili. Bisogna essere assertivi. Come con i cani.

Come stamattina, quando per l’ennesima volta la mia vicina, che viola qualunque divieto condominiale come quello di parcheggiare dal portone, mi ha fatto notare il nuovo divieto.

Per inciso e per inquadrare il soggetto moralizzatore, lei parcheggia non una ma ben due macchine (una della figlia, fuori casa da mesi) proprio sotto il cartello di divieto dal portone e due le tiene in garage di cui una ferma da dieci anni e l’altra in uno spazio comune che mi costringe a parcheggiare facendo cento manovre millimetriche.

Per secondo inciso è la moglie dell’onorevole spazzino che conserva in garage la spazzatura di carta e plastica che accumula come un criceto.

Ebbene, stamattina, la signora mi faceva notare, con un ghigno beffardo, che era stato messo il cartello di divieto all’accesso per i cani all’aiuola condominiale. Io mi sono limitato a rispondere che i divieti nel nostro complesso sono messi per non essere rispettati ma è stata ben poca cosa rispetto alle risposte che avrei potuto darle e che mi sono venute in mente solo dopo, ecco le migliori cinque:

5) lo sa che le hanno rubato le auto e le hanno parcheggiate dal nostro portone, proprio sotto il divieto?

4) Dica a suo marito che i sacchetti di plastica che ha in garage li può smaltire con comodo, hanno prorogato la legge per l’utilizzo

3) si ricordi di non andare mai nel prato condominiale, non vorrei le facessero la multa

2) ho proposto all’amministratore di togliere il portone così quando viene suo figlio riesce a parcheggiare proprio dall’ascensore, così è più comodo

1) Sa che in centro nelle boutique di Hermes, Gucci e Louis Vuitton fanno i super saldi e tutta la merce è venduta con il 90% di sconto, le serviranno le auto e anche i sacchetti, buon shopping.


Grasso

Sto ingrassando come un maiale. Sembro Pozzetto negli anni settanta.

Ingrassare non mi piace perché mi stringono i vestiti e mi sento costretto. Nulla che mi costringe mi piace.

La costrizione mi fa diventare sgradevole e irascibile.

Ma in primavera mi gonfio sempre e non vedo l’ora che sia più caldo per mangiare meno e sudare di più.

L’ottimo della forma lo raggiungo in autunno.

Io non sono fissato con la magrezza ma vengo da una infanzia da taglia forte e questo ha particolarmente inciso sui miei rapporti con l’altro sesso, facendo slittare le esperienze di un paio d’anni.

Ho cominciato a dimagrire intorno ai 17 anni e a 19/20 sembravo uno stecco e mi piacevo ma soprattutto piacevo.

Poi ho sempre mantenuto una certa forma longilinea ma non magrissima che soddisfaceva vanità e praticità.

Idealmente mi piacerebbe essere più in carne, più rassicurante, ma il senso di gonfiore che ne consegue non me lo permetterebbe.

Ora ho il bottone dei jeans in vita aperto e mentre scrivo sento la scrivania che mi si appoggia all’epa. Sarà per questo che vedo più nero che colorato. Probabilmente è il soprappeso che incide sul mio umore.

Adesso, vista la fase grassa e di pessimo umore, mi faccio anche crescere la barba in modo da risultare più trasandato e meno socievole.

Non desidero parlare con nessuno che non sia almeno della mia stazza e del mio umore, altrimenti se ne riparla a settembre.

Vado a farmi un caffé con panna, saluti.


Phnom Penh

Se non ci fossero degli schiavi nel mondo nessuno di noi si vestirebbe, userebbe il telefonino, avrebbe un computer, giocherebbe ai video giochi, guarderebbe la televisione e non farebbe molte altre cose.

Questa è la premessa necessaria al capitalismo. Se vogliamo certe cose ci devono essere persone che le fanno per noi garantendo profitti esaltanti per le multinazionali.

Io come occidentale non presto molta attenzione se compro un paio di Puma ma se so che decine di operai sono svenuti nelle fabbriche che le producono allora non compro più Puma.

Non è un modo razionale di procedere ma è anche l’unico che ho come consumatore finale.

Oggi la mia solidarietà va agli operai della SL Garment Processing fabbrica di jeans in Cambogia.

Le richieste degli operai sembrano assai normali. Guadagnano 70/80 euro al mese per sei giorni lavorativi di 10 ore ciascuno. Il costo di una camera per dormire è superiore al loro guadagno.

Chiedono 25 dollari di aumento al mese e scendono a 10 nella trattativa ma l’azienda non si piega.

Allora in 4000 dal 12 maggio stanno scioperando a oltranza. Molto bene. Mentre scioperano vengono pestati da una polizia al soldo dell’azienda, ma loro resistono e rifiutano offerte più basse della soglia dei 10 dollari.

La notizia fa il giro del mondo.

Il problema è che la Cambogia per essere competitiva con la Cina deve fare delle condizioni contrattuali competitive e quindi abbassare i salari. Meraviglie del consumismo che va a braccetto con il miglior comunismo.

Ma chi sono i veri colpevoli di questa indecenza?

Lascio a voi la risposta ma indico i marchi che realizzano i loro capi negli stabilimenti in sciopero:

Gap

Levi’s

H&M

Banana Republic

Nautica

Crew

Zara

Dockers

Personalmente non comprerò più un loro jeans. Reazione irrazionale ma l’unica che ho.

Naturalmente i giornali italiani parlano poco di questo (Secolo XIX e sole 24ore lo hanno fatto) di più se ne parla in rete, ma pochissimi scrivono l’elenco delle marche. Un modo per indicare di aguzzini e non di mandanti, che è sempre meglio non avere dei casini.

Non è che non comprando questi jeans si risolva qualcosa, perché tutti i jeans sono fatti in fabbriche simili a queste, ma non posso prendere a calci in culo l’amministratore delegato o il responsabile della produzione di ogni multinazionale dell’abbigliamento e allora cerco di dare un segnale personale, che potrebbe diventare collettivo se fossimo d’accordo, a quelli operai che hanno dimostrato coraggio nel far sentire la propria voce.

Per chi vuol farsi una propria idea

I siti del produttore, del giornale locale, di asia news e di Secolo XIX che riportano la notizia.


Sindachì

Genova ha un nuovo Doge, pardon un nuovo sindaco. Un Sindachì per essere precisi, cioè il sindaco di un paese così piccolo che vive in un granello di polvere (Ortone e il mondo dei Chi). Genova è così piccola e così coesa su realtà calcaree da essere insignificante, i genovesi no, i genovesi hanno il loro bel peso, ma altrove.

La gente che ha votato Doria è davvero poca, una risicata percentuale di un granello di polvere, quasi nulla.

Saranno problemi del nuovo Sindachì a cui auguro ogni bene compreso il riuscire a farsi sentire da qualcuno che possa aiutare questa città a rimanere a galla.

Parma invece ha il suo sindaco 5stelle, come un albergo, massimo confort, giovane e sorridente. Lo osserveranno tutti se farà bene, ma se farà male lo additeranno tutti.

A partire da quel Bersani che è convinto di aver vinto le elezioni solo perché non le ha perse. Non sono i numeri ma è l’umore che misura la soddisfazione e le politiche saranno un’altra cosa.

I privilegi di chi sta a Palazzo sono tali da far costruire palizzate altissime per non far entrare nessun di nuovo. Sono lontani i tempi di quella democrazia (quella Cristiana per capirci) che, fedele ai dettami di Roma (quella Imperiale), applicava regole auree come promuovere per annullare. Troppo impegnati a costruir palizzate per non far entrare per capire che saranno loro a dover uscire.

Tempi difficili richiedono persone straordinarie. Persone straordinarie, salvo super eroi non ancora identificati, non se ne vedono, e allora accontentiamoci di persone che possono studiare per diventare persone straordinarie speriamo prima che i tempi siano veramente troppo difficili.