Archivi del mese: aprile 2012

Turista

Oggi ho fatto il turista nella mia città. Con la scusa di un amico di fuori Genova ho fatto un giro dal centro al porto. Volevo anche vedere la mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin che domani chiude ma la coda era spaventosa. Tutti ritardatari come me? Poi giù da San Lorenzo (cattedrale chiusa, chi vuol pregare o ammirare si arrangi in autonomia. Chiuso anche il museo diocesano, una piccola perla a trovarlo aperto.

Porto antico in pieno spolvero. Coda per l’acquario da prove generali di matrimonio, direi superiore alle due ore.

Eatitaly strabordante di gente che mangia con una temperatura interna intorno ai 30° che mette a dura prova gli avventori ma anche i prodotti esposti che saranno anche buoni ma se vengono conservati così…

Poi il centro storico pienissimo e sufficientemente romantico con la pioggerellina finissima. Qualche prostituta fuori dal sul fondo attira i clienti che schivano l’offerta raggiunti da solerti mogli e curiosa figliolanza “Ma papà come mai quella signora ti ha chiamato? Ti conosce?”.

Si può proseguire in direzione museo del mare oppure tornare a Deferrari, dove noi torniamo per recuperare l’auto. Si rientra a casa per serata negroni (nel senso dell’aperitivo) con qualche amico. E domani riposo. Evviva.


Internet

A Mosca c’è il sole e 28°, anche a Budapest. Si vede che stò perdendo tempo con internet?

Potrei anche dirvi che Repubblica  sul suo sito ha messo le registrazioni di Berluska con il mignottame e sono tanto banali da essere adirittura patetiche. Il sito dagospia si pregia di darci un mare di notizie su Belen e il ballerino (sembra quasi una favola), il principe .

Il Boston nella sua favolosa collezione di fotografie propone i dieci anni dopo la guerra civile in Sierra Leone, assolutamente fantastico.

Cercare l’acquisto giusto in un sito Japan  come per esempio la spilla telecamera fatta a smile è imprescindibile.

Vediamo le offerte di sky sulle prossime olimpiadi, oppure il segno del costume (quando il culo non lo si faceva vedere sempre e a chiunque) della modella playboy agosto 1970 .

Una occhiata a google dove cerco la giusta proporzione del negroni, domani lo preparerò usando un gin particolare e profumatissimo, una mia versione della immortale ricetta.

Poi una ultima occhiata alle notizie su Il Secolo XIX e infine stregato da questo giochetto, a che livello siete arrivati?

 


Erbacce

Le erbacce sono infestanti, crescono in ogni anfratto e si approfittano dell’acqua e della terra che si deposita negli angoli. Succhiano la vita ad altri e crescono soffocando le altre piante, imbrigliando le loro radici e togliendo il loro nutrimento.

Oggi sul terrazzo ho cominciato a occuparmi di loro. I vasi con la terra ma ancora senza le piante di pomodoro, melanzane, zucchine, peperoni sono il regno di ogni erbaccia e di altre piante che portate dal vento hanno attecchito lì. Una delle più resistenti è tarassaco, tanto buono quanto infestante. Per non parlare del trifoglio o della rucola che, una volta piantata, torna sempre, anche la menta torna e poi ci sono migliaia di tipi di piantine dai fiorellini bianchi, gialli, rossi, dalle foglie setose o carnose, verdine o verdi scurissime, tutte dall’apparenza innocua ma in realtà dei killer per le vostre coltivazioni.

Se avete un orto, anche nei vasi, bisogna lavorare sodo per tenere la terra pulita e pronta ad accogliere le coltivazioni. Se siete in città poi serve ancora molta pazienza perché il vento porta ogni parassita e, se non volete usare anticrittogrammici, sono molti i provvedimenti da prendere.

Insomma per mangiare un buon pomodoro da terrazzo ci vuole fortuna, costanza, pazienza, attenzione, equilibrio e precisione, ma quando lo stacchi ancora caldo del sole della giornata e lo mangi con un pizzico di sale e un filo d’olio allora si che sei un uomo felice perché in quel gesto c’è qualcosa di antico.

Io sono convinto che in ognuno di noi restino tracce di un agricoltore, un cacciatore, un pescatore, un contadino… di uomini tanto semplici e saggi che oggi si nascondono e solo ogni tanto escono allo scoperto.


Misteri

Mi vergogno ma ieri sera ho visto un quarto d’ora di Misteri. Che non è la trasmissione su come Berlusconi abbia governato per venti anni e nemmeno su come Monti sia stato messo a capo di un governo di tecnici dal ex comunista Napolitano. Misteri potrebbe parlare di come Formigoni rilasci una intervista come quella che ha rilasciato a Vanity Fair in cui si definisce un peccatore sereno per la misericordia di Dio. Misteri non è un programma che spiega come la Merkel sia considerata il più grande statista d’Europa e nemmeno la trasmissione che spiega  come la ex premier dame riuscirà a divorziare dal nano francese e uscirne bene, andrà in Holland?

Misteri non ci spiega come la Minetti sia stata segnalata da don Virzì a Formigoni come “ragazza acqua e sapone” e nemmeno come la stessa pensi del suo protettore che sia il suo “grande amore” e allo stesso tempo un vecchio “dal culo flaccido”.

Misteri non ci indica la strada per capire cosa sia questa associazione segreta di cui fanno parte ministri e presidenti compreso Monti ma anche il premier greco (Gli ultimi saranno i primi?).

Questo grande programma dai molteplici presentatori, uno solo non sarebbe riuscito a sopportare il peso di così tante cazzate, ieri ci ha fatto vedere, almeno io ho visto, Daniele Bossari che scassava il pavimento di una chiesa in centro Italia per trovare stanze segrete.

Ora, a parte il fatto che mi fa ridere vedere che fanno un buco dietro l’altare e trovano il primo scalino di una scala che scende al piano di sotto, mi sono domandato ma cosa pensano di trovare la tomba di Teodosia?

Trovano invece, come era facile presupporre, gli scheletri di diversi bambini, uno ancora in fase di decomposizione (dopo 300 anni???). Bossari si sente quasi male ma eroicamente riesce a non vomitare, non garantisco per molti altri sul divano di casa.

Insomma una sensazione, già vissuta, quella di vedere in tv gente che ci prende per il culo.

Scusate il linguaggio ma mi sono un rotto di questo teatrino che tanto assomiglia ad ogni messa in scena italiana. Tutti che ci raccontano palle e pensano sempre di farla franca.

Mi alzo dal divano e urlo “Colpirne uno per educarne cento”. Perciò, consiglio a Filppa, a cui non piace andare a letto da sola, in quanto nordica, scelga meglio da chi farsi accompagnare sotto il piumone. Buonanotte.

 

 


Frisceu

Panini e patatine, fritti in cartocci, noi, in Italia, il finger food sappiamo cos’è da molto prima fosse inventato dal marketing americano.

Oggi le catene di hamburger o di prodotti da mangiare per strada senza posate ci vogliono far credere di aver inventato un nuovo modo di mangiare, tutte palle.

Chi bazzica il bacino del mediterraneo, l’oriente, alcuni paesi arabi sa perfettamente che si mangia quasi tutto per strada e con le mani.

Senza voler fare il giro del mondo dello street food (altro termine di moda) mi limito a Genova, dove vivo. Le friggitorie del fronte porto sono le stesse di centinaia di anni fa e preparano cartocci di pesce fritto, di patatine, di verdure impanate oppure di splendidi frisceu (pastella fritta con dentro erba cipollina, lattuga…). Poi c’è la panissa, bastoncini di farina di ceci e acqua, fritti oppure la mitica farinata (sempre farina di ceci, acqua sale e olio extravergine d’oliva) cotta però nel testo di rame nel forno a legna.

La cultura di mangiare per strada con le mani non è retaggio del nord America che semmai ha copiato, importato e industrializzato alcuni processi di produzione.

Basta andare in Sottoripa (la zona di fronte al porto antico di Genova) e vedere i contenitori in stagno per il fritto e si capisce subito che sono fatti da chi ha esperienza in ciò che fa e che sono stati copiati poi dalle catene di fast food.

Basta guardare con che velocità salano e con abilità ti preparano un cartoccio per capire che loro lo fanno da quando erano bambini.

Nella vita si può mangiare l’uno o l’altro, è una questione di scelte, ma non si può dire che il fast food lo hanno inventato in America, in America semmai lo hanno fatto diventare un cibo di massa a bassa qualità mentre da noi è sempre stato cibo fresco ed energetico per gente che lavora e consuma.

 


Liberazione

25 aprile. Liberazione.

Sarebbe bello capire oggi, nel ricordare la data storica, da cosa dobbiamo liberarci. O meglio trovare un punto di partenza tali e tanti sono i lacci, le corde, i nastri che ci immobilizzano.

Liberazione è una parola importante e decisiva.

Libera nos…

Siamo in grado di liberarci da soli? O abbiamo bisogno di evocare l’ultraterreno per aiutarci? Il liberarci potrebbe infatti presupporre l’incapacità personale di farlo, e spesso è certamente così. Liberarsi dal male, dalla sofferenza, dal dolore prevede percorsi così profondi che richiedono fede negli uomini o in Dio.

Per affrontare il futuro è perciò necessario trovare il bandolo di una matassa personale e tagliare quel primo nodo.

L’applicazione di un modo possibile di vita che minimizzi le sofferenze inutili è fondamentale in tempi di crisi e forse l’unica via di salvezza da un pessimismo che altrimenti ci schiaccerà.

Ho letto una pagina di Enzo Mari che disegna il rapporto fra qualità Etica e Materia fino a trenta anni fa e negli ultimi trenta anni, molto interessante, e l’ho messo insieme con il pezzo “Come costruire un’utopia” di Daniel Pinchbeck che parla di una visione nuova del futuro in cui condivisione ed empatia dovranno essere centrali altrimenti fniremo per estinguerci.

Constatare che ci sono ancora persone che pensano  ad un livello superiore a quello della botta e risposta televisiva (che comunque prescinde dall’essere d’accordo con il loro pensiero) fa credere che una piccola speranza materiale nella costruzioni di progetti di pensiero e di vita comuni e quindi etici ci possa ancora essere.

 


Mare

Il mare è l’elemento più congeniale alla mia vita. Diversi miei parenti provengono da differenti isole e mi hanno trasmesso lo iodio prima che il dna.

Sott’acqua è l’unico luogo al mondo dove ho sperimentato cosa volesse dire essere tranquilli, rilassati, dimentichi di tutto il resto che non fosse l’istante che si stava vivendo.

In acqua provo sempre una sensazione di ritorno, di familiarità, di accettazione.

In acqua so quello che faccio, controllo il mio corpo e non ho paura per come lo faccio, semmai rispetto per la materia.

Ogni volta che nuoto mi sento bambino e adulto, grande e piccolo, maestro e alunno.

Ogni volta che nuoto non c’è spazio a pensieri che inquinino il mio cervello come sacchetti di indissolubile plastica.

Ringrazio Dio di aver creato il mare senza il quale la terra non avrebbe avuto il suo significato.

Non sarebbe esistito l’approdo senza la traversata.

Non sarebbe esistito un porto sicuro senza la mareggiata.

Non avremmo apprezzato la casa senza la barca.

Lo vedo ogni giorno ma meno lo frequento, purtroppo. Viviamo vicini senza più parlarci come una volta, ma basta un giorno per tornare un’unica cosa e quando succede, in quel giorno, io sento il mio corpo che mi ringrazia e mi sento felice come in nessun altro elemento so essere.

 


Catatonico

Il buco nero non è il calo di zuccheri che puoi tappare soltanto con la Fiesta ma è quello stato catatonico di inebetimento che ogni tanto ci coglie e ci fa dimenticare le cose più semplici. A me succede e spero anche a voi altrimenti mi sentirei più imbecille di quello che mi sono sentito oggi. Ero in un ufficio e dovevo dare le mie generalità, quando si è trattato di dire a che civico e a che interno sta casa mia mi è apparsa una lavagna nero, ho sentito il metronomo scandire il tic tac e ho rivisto la mia vita come l’alce sull’autostrada.

In quel momento tutto si è rallentato e si è liquefatto come in un quadro di Dalì. L’orologio alla parete stava colando verso terra come la mia autostima che stava scivolando sotto la scrivania. Ho cercato di fare il simpatico e ho strappato anche un sorriso ma, secondo me, più di pietà che di partecipazione.

Ecco, io, ho momenti come questo in cui mi scordo il pin del bancomat, il numero del mio cellulare, la pass di accesso alle mie mail, il civico di casa mia e più ci penso più entro in un tunnel come il surfista quando imbocca la “pipe”, si può uscirne incolumi come no.

Io, ancora oggi, ce l’ho fatta ma non senza sforzo e con l’acido lattico alle stelle.

Stringo i denti e vado avanti. Se dovessi dimenticarmi chi sono, ditemi che sono uno migliore di quello che sono in realtà, almeno, per un po’, il tempo di ricordarmi, mi illudo.

 


Libro

Ho terminato la correzione delle bozze del mio libro. Domani telefono e fisso un appuntamento con chi farà la sua parte. Se ne vale la pena, lo vedremo pubblicato. Ora non dipende più da me.

L’ho letto e riletto, l’ho modificato decine di volte, ma la storia era quella e quella è rimasta.

Un incontro far due persone molto particolari.

Chiaramente ora lo ricambierei altre cento volte, sono frustrato e convinto di non saper scrivere, o almeno di non avere reso come dovuto quello che avevo pensato. Ma non servirebbe a nulla modificare ancora.

Sono svuotato ma ho ancora molte storie dentro di me che prima o poi verranno fuori.

Ora mi riposo e sogno di vendere 100.000 copie.

Se all’editore piacerà pubblicherò una anteprima su questo blog. Conto una prima stampa per il 22 dicembre prossimo venturo, oops!

 


Obiettivo

Un parere obiettivo è possibile?

Un analista analizzando dei numeri forse potrebbe, ma anche in questo caso potrebbe anche dare una sua versione della realtà matematica.

Ogni nostra opinione è frutto del percorso che chi la da, ha fatto. Una opinione è parziale, parla di noi. Ma una valutazione obiettiva? Chi la può dare?

Ci sarebbero categorie professionali, il giudice per esempio. Ma non mi spingo oltre.

Mi concentro sulla sensazione che prima sembrava ci fossero maggiori certezze, oggi tutto è incerto, oltre al futuro economico, anche il fatto che non so a chi posso chiedere una analisi che non sia partigiana.

Quando si allargano i margini dell’indistinto le ombre del malaffare diventano più lunghe.

Noi ormai viviamo in un inestricabile intersezione di realtà che non dovrebbero mai incontrarsi come magistratura e politica, industria e mafia, massoneria e militari, chiesa e ricchezza. La sensazione più profonda è che non ci sia più nulla da fare, ma anche questa è un opinione e spero sia smentita, altrimenti ci sono sempre i Maya a salvarci, per sempre.