Primario

Ho sempre avuto, fin da bambino, forse per le costanti frequentazioni, una sorta di venerazione estetica per i medici, meglio se primari.

Avendo bisogno, per indole, di essere rassicurato da una figura carismatica, il medico rappresenta, per me, il personaggio paterno per antonomasia.

Non è importante ciò che dice, la sua diagnosi è relativa se paragonata al tono di voce e al distacco ieratico che esercita nel dissertare di patologie più o meno devastanti.

La camicia, la cravatta, il camice, l’orologio e le scarpe completano l’iconografia. Più ci si avvicina ai vertici professionali: primario, cattedratico, luminare, più io vengo stregato dall’apparenza.

I polsini sempre stirati, le scarpe lucide e quel modo elegante di muovere le mani a incorniciare il peso delle parole assumono per me l’incanto della liturgia che annulla creatura e definisce la divinità.

Mi perdo in quella catarsi da ricettario, in quel lavacro diagnostico, in quella sublimazione posologica. Poi, pago e devo discutere con la segretaria per avere la ricevuta.

Sacro e profano.

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scrivo per mestiere e per divertimento. il resto lo scoprirete leggendo questo blog Vedi tutti gli articoli di finiscetuttoinvacca

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