Archivi del mese: gennaio 2012

Dominante (2)

Il tuo cane è dominante quando:

–       Usa i tuoi vestiti e non sempre propriamente.

–       Decide lui il suo divano e preferisce le trasmissioni con altri animali, fortunatamente non gestisce il telecomando per mancanza di pollice opponibile.

–       Stabilisce criteri gerarchici di simpatia con i tuoi ospiti che vanno dal leccare la faccia a mordere il mocassino.

–       Difende il territorio e inserisce laser e rilevatori di calore nel triangolo cuccia, divano, ciotole.

–       È uno spietato critico letterario, distrugge giornali e libri che non gradisce e lo stabilisce il gradimento dalla copertina, direi anche con un certo gusto raffinato.

–       Segue ogni tua mossa e applica un rigido controllo di qualità su ogni tua azione, è esperto di tutto dalla robotica all’impiantistica, dal giardinaggio alla guida.

–       Non autorizza scatti fotografici o riprese video che non siano altamente retribuiti.

–       Stabilisce lui quando farti giocare e decide quando tu non ne hai più voglia.

–       Fissa standard erotici estremamente alti e competitivi, Lothar (bouledogue francese) tenta la monta con rimbalzo (specilità olimpica omologata) con una dobermann, deliziosa.

–       Mangia sempre “à la carte” e snobba il menù fisso.

–       In inverno, sceglie con accuratezza i capi da indossare, tutti di alta sartoria, e riduce a brandelli gli altri.

–       Non dimostra alcuna pietà per i tuoi momenti di nervosismo, stanchezza e malessere.

–       Vorrebbe essere diverso ma se tu non diventi un capo tocca a lui dominare.

Per cui o cambi tu o lui ti renderà la vita impossibile, con successo e soprattutto con naturalezza e, dal suo punto di vista, per il tuo bene.


Dominante

Il nostro cane è un dominante. E in casa non è il solo.

Se prendete un cane dominante e voi siete per indole dei gregari la vostra vita potrebbe esserne magnifica se il cane avesse il pollice opponibile e quindi in grado di uscire di casa da solo, di guidare l’auto, di prepararsi la ciotola e lavarsi sotto le zampe. Ma visto che non si sono ancora scoperti in natura canidi così dotati avere un cane dominante equivale ad avere in casa un adolescente maleodorante, sordo, con gli ormoni impazziti e con l’ego di una rock star.

Se non sei cresciuto in un allevamento, il primo anno passa con la sensazione che il tuo amico a quattro zampe sia un completo idiota. A questo contribuiscono veterinari e comportamentalisti che non pensano mai alle cose semplici ma inventano scenari degni di dottor House ad Animal Planet.

Quando incominci a capire, per risolvere devi andare in analisi perché il vero problema sei tu. Così improvvisamente metti in discussione tutta la tua vita. Come può essere che non riesci a farti ubbidire da un cane? Autoritario o autorevole? Rinforzo positivo? Se lui non si fida come potrai ispirare fiducia a un bipede?

Se non corri al riparo tutta la tua vita sociale e le poche certezze crollano rapidamente oltre a disintegrarsi l’equilibrato rapporto di coppia sfibrato da liti che solo ai tempi del Risiko erano state così violente.

Insomma se il tuo cane è dominante devi correre ai ripari subito. Devi cambiare Tu.

Come scoprirlo lo scrivo domani.


Inverno

Stamattina è finalmente inverno.

Temperatura vicina allo zero, nevischia.

Era ora, fino alla settimana scorsa qui è sempre stata primavera. Mimosa fiorita già un mese fa.

Quando non arriva l’inverno e si vive una primavera anticipata non è una bella sensazione. È come essere compressi in una lattina strettissima. Tutto il tuo fisico ti dice che non è primavera ma fuori c’è caldo. Va benissimo per i lombardi che sciamano come unni nelle riviere vestiti come velisti ai Caraibi.

I genovesi invece si vestono come se ci fosse freddo. Pellicce, piumini, berretti, ormai è già stato fatto il cambio degli armadi.

Peccato che quando viene il freddo vero, che per noi è massimo 2/3 gradi sopra lo zero, tutti quelli che già si coprivano come Fogar  hanno bisogno di più e, non potendo girare con una termocoperta attaccata, indossano l’attrezzatura tecnica da alta montagna, i doposci di muflone, gli occhiali da ghiacciao, i berretti da esquimese. Si mischiano, nei caffé, ai milanesi che mettono il chachemirino a V sulla polo e si ostinano a non portare calzini.

Facile riconoscersi.

 


Terremoto

Il terremoto è la metafora perfetta. Scuote le fondamenta, crepa le strutture, distrugge e la rinascita parte dalle macerie.

Ognuno di noi, nella propria vita, viene scosso da almeno un terremoto che, in qualche modo, è un’occasione per poter scegliere che indirizzo ridare alla propria esistenza.

Quando il terremoto non è una metafora ma scuote davvero la terra, c’è poco da dire, emerge l’istinto animale. La terra trema e noi ci rendiamo conto di essere impotenti, possiamo farei gradassi o piangere di paura ma non possiamo realmente fare niente per modificare gli eventi naturali. La natura ci sovrasta e ci mette di nuovo al nostro posto di creature solo convinte di essere determinanti ma in realtà in balia di potenze non controllabili.

Io come prima cosa ho pensato che i Maya avessero sbagliato i conti e mi sono dispiaciuto per le molte cose che ancora ci sono da dire.

Invece…

 


Sciopero

Mi ricordo gli anni settanta. Le camionette della polizia, gli scontri di piazza. Mi ricordo le bandiere rosse, tantissime, e le tute blu, mi ricordo l’orgoglio operaio, i cori cantati a squarciagola, la rabbia.

Ricordo De Ferrari strapiena.

Io ero bambino e per me erano eroi. Mio nonno era un operaio e grazie a lui so riconoscere lo scolorito da fatica dei capi da lavoro dal liso per moda.

Sono cresciuto rispettando chi lavora, e, rispettando un pochino di più chi ha i calli sulle mani.

Oggi c’è una sorta di sciopero generale, non ci sono bandiere, nessun corteo, assenza di orgoglio, piove e la città è mezza deserta.

Giusto o sbagliato in questo momento, lo sciopero dovrebbe essere un momento di unione, la forza che dal basso ti avverte.

Oggi invece le teste sono chine, le tute sono a lavare e nessuno sa più se ha dei diritti, tutti abbiamo delegato altri a vivere la nostra vita.

Ci sono solo calli sui pollici, calli da telecomando, e i bambini non hanno più eroi veri in cui credere.


Isola

Ieri sera mi sono inflitto una punizione. Non avevo fatto niente di male ma ogni tanto un bel calcio nelle palle ti rimette a contatto con la realtà.

Un’ora e trenta di isola poi a nanna e incubi tutta la notte.

Isola del botulino, vetrina del campionario del chirurgo plastico. Triste spettacolo di tristi vedette e irranciditi personaggi dagli zigomi gonfi come gatti sotto cortisone.

Nell’ordine la rappresentanza annoverava fra le sue fila: mago in mutande (mi sto toccando anche se non ne scrivo il nome), coreografo emorroidale, ballerina agè, ex cantante tatuato, ex divulgatore scientifico, ex calendario e neo mamma, ex cantante di primo ministro, ex di una ex, excetera excetera. La conduzione dal tropico affidata ad una ex uomo ed ex deputato.

La televisione ha inventato la macchina del tempo.

Fa rivivere le sensazioni del successo legate alla passata vita professionale a persone del presente che per l’occasione si truccano e si operano per sembrare ancora giovani.

A questo punto non si comprende perché si debba pagare il canone RAI 112,00 euro quando si dovrebbe pagarlo 98 mila lire (euro 43,90) come nel 1985.


Storie

Ascoltare gli altri e costruire storie sui frammenti che si carpiscono mi ha sempre affascinato.

È un esercizio di fantasia che non fa male a nessuno e che può risultare gratificante per chi lo esercita.

La realtà è talvolta banale ma a volte supera la fantasia. Essere un ricercatore di storie e mischiare elementi di fantasia a elementi reali è da sempre un mio divertimento.

Di solito lo faccio rubando le frasi a persone che non conosco ma oggi ho pranzato con un amico che mi ha raccontato la storia di un mio vecchio compagno di liceo. Talmente letteraria e stupendamente contemporanea che, mischiando il vero ai miei ricordi ne ho creato possibili scenari che non è detto che non diventino fantastiche storie scritte.

Nel qual caso fate attenzione se sentirete parlare dell’avvocato Romeo Rigone meglio conosciuto nell’ambiente della Costa azzurra come Rolls Royce faccendiere affaccendato nel combattere la sfortuna che lo perseguita nei suoi investimenti. Investì in polli e ci fu l’aviaria, mise grandi somme nell’azienda produttrice di mangimi per animali e impazzò la mucca pazza, decise di aprire un’agenzia di allegre modelle e cadde il presidente del consiglio italiano.

Per lui il 2012 sarà l’anno fortunato tanto che è deciso ad investire in lotti di terreno in Sud America, parrebbe gli unici sicuri in prossimità della fine del mondo, da vendere ai ricconi del pianeta, la fantasia sta già galoppando verso i diversi possibili sviluppi…


Vendetta

Si dice che la vendetta sia un piatto che va servito freddo. Freddo o caldo è un piatto amaro.

Ho saputo oggi che due persone che ho conosciuto in passato, due persone,  per essere chiari e senza esagerare, che ho scoperto sulla mia pelle: disoneste, false, profittatrici e senza alcun sentimento verso il prossimo se non di interesse, hanno tentato il suicidio.

Loro hanno preso in giro molti e si sono approfittati di molte situazioni ma saperli morti o morenti non mi da alcun gusto.

Le condizioni per comprendere ed eventualmente pentirsi delle proprie azioni non passano necessariamente attraverso la sofferenza e la condizione di provare piacere nel vedere un essere umano soffrire proprio non mi appartiene anche perché temo molto di più e in termini assoluti la sofferenza che si vive nel cedere al proprio losco egoismo, nel piegarsi alla propria protervia e nel non soffocare il fuoco del proprio ostinato orgoglio.

Quindi non mi sento di dire che sia meglio morire dannati se si è scelto di vivere così.


Melassa

Talvolta sono romantico, specialmente se si parla di amicizia. Sono attratto dalla melassa del sentimentale come la mosca dal miele salvo poi finirci invischiato e faticare assai per non morire sbattendo le ali.

Dopo questa bella immagine, allegra e portatrice di pensieri positivi e radiosi vorrei dire che sabato sera mi sono divertito e soprattutto rilassato nell’essere a cena con due compagni del liceo e con le nostre rispettive mogli.

Con uno erano quasi trenta anni che non ci si vedeva e l’altro ha avuto l’ottima idea di cercarmi in ottobre dopo un lungo black out. Siamo rientrati, in modo diverso,  nelle nostre vite ed è stato piacevole.

Rincontrare compagni di classe è una pratica che fino a qualche tempo fa avrei sconsigliato perché, avrei detto, “è meglio ricordarci come eravamo piuttosto che confrontarci su come siamo”. Invece, la leggerezza di sabato mi ha fatto ricredere, non tanto per il ricordo delle molte cose, anche importanti, che hanno fatto parte del nostro crescere insieme, ma per la semplicità dell’essere insieme adesso.

E allora resto nel barattolo della melassa sentimentale e, con le ali, muovendole su e giù, faccio l’angelo del miele.


Hummer

Dovrei parlare di una bella cena, ma stamattina portando fuori Lothar mi sono imbattuto in un Hammer parcheggiato nel vialetto e mi sono distratto.

Chi abita a Genova sa che avere un Hummer preclude l’accesso e il transito in molte vie del centro anche se guidi con Holer Togni. L’auto non è targata Nevada e quindi esclude l’incauto trasporto al di qua dell’Oceano di un ranger sprovveduto, non mi sembra che nessuna delle giovani vicine di case si sia fidanzata con un rapper di colore e nemmeno che l’A-team abbia un caso da risolvere al Righi.

Poi ho guardato dentro e ho immediatamente capito, dallo specchietto retrovisore pende, con la confezione leggermente aperta, un arbre magique al mango. Mettere un arbre magique sull’Hummer equivale a far griffare da D&G il mitra di Rambo, a mettere le mutandine a Paris Hilton o a far fare il ballerino a Bobo Vieri. Non c’è altro da dire se non la conferma dei danni che fa un certo tipo di televisione sugli spiriti più deboli.

Il cane stesso, altrimenti educatissimo, mi ha chiesto se poteva orinare sulle cromature, ho dovuto concederglielo.